sabato 19 maggio 2018

stalinismo e 5 Stelle: il partito bara, ma ha sempre ragione

Il partito ha sempre ragione. Tu non sai perché, ma lui sì. E se sbaglia hai l’obbligo religioso di tacere, per non danneggiare la sua lunga marcia. Teoria e pratica dello stalinismo, oltre mezzo secolo dopo la morte di Stalin e la dolorosa destalinizzazione avviata da Khrushev (e a ruota, da tutti i partiti comunisti del mondo). Il partito è sacro, la sua parola è legge. La sua missione va oltre la politica, prevede una palingenesi dell’umanità. Guai, quindi, a chi osa contestarne l’illuminata guida: sarà espulso, condannato, bollato a vita come come un volgare traditore, magari anche diffamato come opportunista e in ogni caso isolato, alla stregua di un appestato. Gli iscritti assisteranno impassibili al rituale di lapidazione, al sacrificio pubblico, cercando di non domandarsi se per caso la vittima non avesse qualche ragione. E senza minimamente sospettare che quello stesso destino, che oggi tocca al malcapitato di turno, domani potrebbe travolgere ogni altro membro del club. Nell’Unione Sovietica delle fucilazioni sommarie era in gioco la vita, mentre nel movimento fondato da Grillo e Casaleggio si rischia al massimo la pubblica gogna dell’ostracismo. Il meccanismo però è analogo: la platea degli iscritti non deve solo tacere, approvando in silenzio il verdetto del vertice; deve anche assistere alla cerimonia, drammaticamente istruttiva: chi rifiuta il dogma teologico del partito perde ogni dignità politica.
La dannazione è la sorte che il cattolicesimo medievale riservava agli eretici. Su di essi veniva fatta calare una maledizione, a scopo intimidatorio: era pericoloso anche solo rievocarne la memoria. Certe strutture gerarchiche utilizzano deliberatamente il Stalinmetodo brutale dell’Inquisizione: il silenzio-assenso generale di fronte alla violenza del verdetto è il cemento con cui si costruisce un potere autoritario, che – dall’indomani – potrà contare sull’assoluta impunità del vertice, sempre investito (per autodefinizione) di una missione superiore, altissima, quasi mistica, certo non sindacabile dai comuni mortali, quantunque aderenti fin dall’inizio al sacro patto escatologico verso la Terra Promessa. L’ostinato silenzio dei dirigenti dell’Ottobre – muti, di fronte ai fulmini che si abbattevano su di loro, uno alla volta – rese più facile, al dittatore, eliminarli tutti, uno dopo l’altro. Si tratta di un principio duro a morire, anche se la pratica democratica dell’aborrita e corrotta partitocrazia, in Italia e nel mondo, ha comunque evitato il ripetersi della fenomenologia staliniana. Se i partiti della Prima Repubblica vivevano di correnti in perenne lotta tra loro, quelli della Seconda hanno comunque celebrato congressi e primarie, dando vita a dinamiche di aperta concorrenzialità interna: Bossi e Maroni, Berlusconi e Fini, Bersani e Renzi. Col Movimento 5 Stelle, attraverso il totem della Rete (controllata dall’onniveggente Casaleggio) si è tornati all’antico: “uno vale uno”, in teoria, ma alcuni sono “più uguali” degli altri.
In modo quasi unanime, i meriti dei 5 Stelle sono considerati indiscutibili, nell’aver aggregato milioni di italiani attorno alla speranza di un mondo migliore. L’impegno: leggi da riscrivere da cima a fondo per ridisegnare una comunità socio-economica unita dal bisogno di valori condivisi. Fin dall’inizio, ingenerosamente, c’è chi ha considerato il Movimento come un mero “gatekeeper”, uno sfiatatoio del dissenso abilmente allestito al solo scopo di canalizzare la rabbia della società verso obiettivi innocui per l’establishment. Qualcuno si stupisce se Di Maio “sbianchetta” il programma elettorale dei 5 Stelle, laboriosamente assemblato con il lavoro collettivo degli iscritti? Eppure è lo stesso Di Maio che ha sparato contro “la massoneria” dopo aver bussato ai santuari massonici della finanza di Londra e di Washington, rassicurandoli sulle sue reali intenzioni. E’ lo stesso Di Maio che non ha fatto barricate contro l’obbligo vaccinale della legge Lorenzin, che non ha mai detto una parola chiara Grillo in versione Stalinsull’euro, e che oggi si rivolge con disinvoltura al Pd dopo averlo definito abominevole, disgustosamente corrotto e mafioso, catastrofico per l’Italia.
Non è Di Maio, a fare notizia, ma il perdurante silenzio-assenso dei grillini. Se le circostanze lo richiedessero, lo stesso Di Maio verrebbe rottamato all’istante. L’importante, per i sovragestori, è che – ancora e sempre – la platea approvi, ribadendo che il partito ha sempre ragione. I dirigenti stalinisti dei vari partiti comunisti europei erano leggendari per la loro celebrata doppiezza, spacciata per acume machiavellico: il dire il contrario di quello che si pensava era contrabbandato per sopraffina virtù. Un’astuzia genialmente tattica, in vista delle “magnifiche sorti e progressive”. Un riverbero di questa pratica, fondata sulla non-trasparenza, lo si è percepito nelle parole di Beppe Grillo di fronte al tragicomico infortunio del tentato trasloco, al Parlamento Europeo, nelle file degli ultra-euristi dell’Alde: come se i 5 Stelle fossero stati agenti speciali sotto copertura, un temibile cavallo di Troia introdotto tra le schiere nemiche. La “rete”, Luigi Di Maionaturalmente, era stata lasciata all’oscuro della manovra. Del resto, quanto contino davvero gli iscritti lo di vede anche dall’assoluta tranquillità con cui Di Maio ne ha “bonificato” il programma.
Segnali di ribellione? Non pare. Il sistema, del resto, funziona benissimo. I 5 Stelle sono il primo partito italiano. I parlamentari, selezionati via web a volte con poche decine di voti. E impegnati a pagare di persona una multa, nel caso cambiassero casacca. E’ aberrante? Di nuovo: la notizia non sta nel diktat, ma nella sua accettazione – un vulnus costituzionale subito dai candidati e approvato dalla base, che immagina di controllarli, evidentemente non fidandosi completamente di loro. Giornalisti e commentatori, che per anni di sono esercitati nella più gratuita denigrazione del Movimento 5 Stelle, oggi tendono a incensare Luigi Di Maio come abile tattico, dimenticando di averne ripetutamente denunciato le fragilità, le incertezze, l’impreparazione. Meno è autorevole, un politico, e più è facilmente manovrabile. I caimani dell’Europa finanziaria guardano all’Italia con inquietudine, temendo che da uno dei maggiori contraenti fondativi dell’Unione Europea possa scoccare la scintilla del cambiamento, la messa in discussione dello status quo fondato sul rigore, il rifiuto del pareggio di bilancio. Possono continuare a dormire sonni tranquilli, sembra avvertirli lo “sbianchettatore” Di Maio: con lui al governo, niente di sostanziale cambierebbe. Con buona pace dei quasi 11 milioni di italiani che l’hanno votato.

fonte: http://www.libreidee.org/

martedì 15 maggio 2018

con gli occhi di Dianora, la strega di Corcinesco


Ho sempre guardato il mondo con gli occhi incantati di quando ero bambina, di quando andavo nel bosco con mia nonna a cercare le erbe mentre lei mi raccontava storie fantastiche  di un tempo lontano e misterioso. Vorrei avere ancora quello sguardo, vorrei tornare a quei giorni, libera e felice a Graniga, in val Bognanco, senza paura, senza dolore. Vorrei cancellare questi ultimi mesi, in cui tutto è diventato difficile e greve. Ma non è possibile, non posso tornare indietro, non posso più essere quella donna che sapeva aiutare gli altri, che sapeva guarire chi a lei si rivolgeva. Guardo la mia immagine riflessa in una bacinella di acqua ormai sporca, la sola che ,mi hanno lasciato per bere e per lavarmi. Vedo un volto che non conosco, segnato dalla sofferenza, macchiato del mio stesso sangue, pallido e scarno, con la testa rasata. Vedo un volto che non è il mio, eppure sono io. Sono quella in cui mi hanno trasformata dopo giorni di torture e accuse. Domani è il giorno. Tutto finirà. Mi taglieranno la testa e io sarò libera di nuovo, di vagare per i boschi, di correre da lui, dal mio amore, da quell’uomo dai capelli rossi che tutti chiamano “l’eretico frescante.” Guardo il mondo da una piccola finestra, la sola della cella in cui mi hanno rinchiusa. Vedo il cielo, le nuvole farsi infuocate mentre il sole scompare inesorabile dietro le montagne.  Sarebbe bello vedere un altro tramonto, guardare la luna diventare piena.  Non voglio morire. Non è giusto. Non merito quello che mi è accaduto. Mi hanno arrestata, trascinata via da casa, come un’assassina. Mi hanno caricata su un carro, dentro una gabbia in legno, come si fa con le bestie feroci. Ho pianto, supplicato, urlato, fino a quando il carro si è fermato. Mi hanno portata in un castello, nelle prigioni, in un paese che si chiama Vogogna. Mi hanno buttata in una cella, come uno straccio. Fa freddo, la notte non passa mai. Il giorno è un calvario di dolore e umiliazione. Il silenzio è rotto solo dai lamanti di altri sventurati come me, chiusi qui in attesa di morire. Ho solo una candela a farmi compagnia, a ricordarmi che sono ancora viva. La sua fiamma mi da sollievo, mente il buio arriva lento e sinistro a tingere di nero ogni cosa. Ma non arde tutta la notte. Quando smette di brillare l’oscurità mi avvolge e mi rende invisibile al mondo, come vogliono loro. Sono Dianora Farnese, la strega, la malvagia, colei che qualcuno ha deciso di cancellare da questa terra, perché so “guastar le bestie, so fare malefici. Al mio passaggio tutti chinano la testa perché hanno paura di incrociare i miei occhi che ammaliano, che incantano, che nascondono i segreti della notte, quando vago per i boschi in cerca del mio demoniaco sposo, che sono neri e profondi come l’abisso in cui la mia magia può far cadere chi coraggiosamente li fissa. Sono Dianora, la senza Dio, la concubina di Satana, la vendicativa, colei che scatena il temporale, che fa soffiare forte il vento, che ammaestra la notte e le sue creature. Sono tutto questo? Sono davvero tanto potente, tanto abile da soggiogare uomini, bestie e natura? Guardo le mani della “strega” appoggiate alle sbarre della finestra. Le guardo e mi accorgo che sono le mie. Sono sporche, coperte di sangue, con le unghie strappate. Sono mani che hanno lottato, molto, che hanno vissuto, che hanno amato e che ora si dovranno arrendere alla morte. Le guardo e sento la bocca distendersi in un sorriso. Come possono credere tutto questo di me? Sono solo una donna, che conosce la natura grazie agli insegnamenti di sua nonna, che usa le erbe per fare unguenti e infusi, per lenire il dolore, per curare i malanni. Nonna mi diceva che ho un dono, che il mio cuore è puro e posso aiutare gli altri. Non conosco il male, non capisco le accuse che mi fanno. La vita mi ha resa dura, ma il mio cuore batte ancora forte. Non dovrei essere qui, sola al freddo, col corpo dolorante, calpestata nella mia dignità di donna, violata. Mi hanno rasato la testa, il corpo, in cerca del segno del demonio. Quel neo mi condanna. Mi hanno picchiata, legata, interrogata per giorni e ora sono qui in attesa del sollievo della morte. Questa non è giustizia. Il sole è tramontato.  Ho molti pensieri che affollano la mia mente. La mia casa. I figli di Leone che mi hanno sempre odiata. Giacomo, con la sua arte e la sua delicata follia. La mia infanzia con al nonna. Mio padre e mia madre, il loro rifiuto. I miei studi sulle erbe, il mio custodire la conoscenza che mi era stata tramandata, trasportata nel tempo. La diffidenza della gente, i loro sguardi a metà fra paura e disprezzo.  Nulla importa più, inizia la mia ultima notte.  Non voglio dormire, voglio solo ricordare le cose belle e quelle brutte. Voglio vedere la luna, che mi ha fatto compagnia tante volte mentre nel bosco raccoglievo le erbe. Voglio vedere sorgere il sole, sentire la mia amica natura svegliarsi e continuare a vivere. 



Mi sdraio. Penso alla sola persona che da bambina mi ha amata, nonna Elisabetta. Ho visto la luce nel 1531. Mia madre Domenica e mio padre Giovanni avevano già una figlia femmina. Speravano che fossi un maschio per aiutare nei campi e per accudire gli animali. Dopo di me altri due maschi e una femmina. Eravamo in tanti in quella casa. Mamma aveva sofferto molto per mettermi al mondo. Nonna le era rimasta accanto tre giorni e tre notti, dandole infusi per lenire i dolori del parto, recitando preghiere e litanie. Era levatrice e guaritrice, benvoluta dalla maggior parte delle persone. Durante la notte del terzo giorno, mia madre, stremata e debole, mi ha partorita sotto gli occhi speranzosi di mio padre. Era l’8marzo 1531. Alla mia vista la sua gioia si spense, avrebbe avuto un’altra bocca da sfamare. Mamma era troppo stanca per dire qualcosa. Rimase tra morte e vita una settimana, poi lentamente si riprese. Solo nonna fu felice del mio arrivo. Mi raccontò una volta che non piansi appena venuta al mondo, ma le strinsi forte il dito indice della mano destra. Guardandomi con amore si accorse che avevo una voglia a forma di lenticchia,  sulla spalla sinistra, proprio come lei. Ero io la predestinata a seguire le sue orme, per diventare la custode. La mia infanzia fu per pochi anni serena, nonna mi portava sempre con se, nei boschi, nei prati, a casa delle persone che la chiamavano in caso di bisogno. Io ascoltavo le sue parole e imparavo quel sapere che le era stato tramandato da sua madre e così via, da donna a donna, fino ad arrivare ad un tempo tanto lontano che nessuno ricorda più. Guardavo i gesti che compiva, come conservava le erbe e le radici, come le mischiava. Catalogava tutto con cura, e precisione. Sapeva cosa usare in ogni occasione, per ogni malanno aveva il giusto rimedio. In diversi periodi dell’anno raccoglievamo insieme foglie, fiori e frutti. La nonna riconosceva ogni germoglio: il biancospino per calmare l’ansia, l’epatica per curare lo stomaco, il non ti scordar di me per lenire l’infiammazione agli occhi, l’ortica  per curare la gotta. Il tempo passava e io crescevo. Quel nostro girovagare per i boschi impensieriva  i miei genitori. I tempi erano cambiati, bastava un pettegolezzo per far apparire una buona azione come malvagia. Non avevo ancora 6 anni quando mia madre decise di chiudermi in casa per far cessare le voci su me e nonna Elisabetta. Piansi, giorni interi. Mi disperai, nonna venne per portarmi via, ma la violenta opposizione dei miei genitori rese tutto inutile. Non ci incontrammo per mesi. Ogni tanto, senza potermi avvisare, veniva al limitare del bosco dietro casa nostra. Io sentivo che sarebbe arrivata. Quel filo invisibile che ci teneva legate era sempre più forte. Correvo alla finestra e la guardavo illuminata dalla luna. Lei  mi sorrideva. Restavo immobile senza dire nulla fino a che qualcuno in casa si accorgeva che ero lì, a contemplare la notte. Nella  mia testa sentivo la sua voce che mi parlava. La mamma diceva che ero strana, come sua madre, che prima o poi mi avrebbero accusata  di essere una strega, una sposa del demonio. L’eco delle accuse rivolte alle guaritrici nelle altre valli era arrivato fino a noi. Tutto si fece più difficile. La religione cattolica cercava di mettere radici sempre più salde anche nelle nostre valli, dove gli antichi culti sopravvivevano immutati da secoli. Chi un tempo era chiamato a guarite uomini e animali, usando la medicina della tradizione, in quei giorni era accusato di agire per conto del maligno. L’inasprirsi della repressione verso questo antico sapere aveva creato un clima pesante, di sospetto e paura. Papà era davvero preoccupato per la mia sorte, ma soprattutto per quella della famiglia. Io nel frattempo crescevo; nonna, nelle poche occasioni in cui riuscivamo a vederci, continuava a trasmettermi insegnamenti. Avevo anche imparato a comunicare con gli animali, suscitando ulteriore apprensione nei miei genitori.  Nel 1549, a 18 anni, papà mi cacciò di casa. Ero stata ripudiata. La mia famiglia mi stava rifiutando. Come poteva non farlo l’intero paese? Fu così che io e nonna ce ne andammo a vivere lontano. Lei era ormai vecchia e stanca, ma decise di seguirmi per non lasciarmi sola. Ci stabilimmo in un bosco vicino al piccolo paese di Calasca, in valle Anzasca. Eravamo al sicuro, al riparo da calunnie e maldicenze. Dopo pochi mesi nonna mi lasciò sola. Era estate, una sera particolarmente luminosa grazie alla luna che splendeva piena nel cielo. Nonna Elisabetta era sul letto. La sua stanza aveva una finestra che guardava il monte Rosa. Mi chiamò e mi chiese di aprirla. Obbedii come sempre. Mi disse: «E’ ora piccola mia, il mio viaggio finisce qui. La mia anima volerà via. Andrò sulla grande montagna e da lì ti guarderò. Fai tesoro di ciò che ti ho insegnato, siamo le custodi del sapere, tocca a te ora usarlo nel modo giusto e trasmetterlo alla prescelta. »  L’ho sepolta nel bosco sotto a un nocciolo, la sua sapienza resterà per sempre a guidare il mio cammino. 



In quel luogo isolato ho potuto dedicarmi al mio sapere, migliorare la mia conoscenza delle erbe, restare in contatto con la natura. La gente del paese veniva da me solo se aveva bisogno di aiuto. Non mi davano confidenza, non cercavano di conoscermi. Nel 1553 decisi di tornare a Graniga, per vedere la mia famiglia. Arrivai inattesa come il vento di primavera. Quando giunsi davanti a casa mi accorsi che nulla era cambiato, il tempo si era fermato. Mia madre era solo più consumata dalla vita, mio padre più curvo su se stesso. Quasi non mi riconoscevano. Ero partita come un a ragazza in lacrime, tornavo come una donna fiera e sicura di me. La vita in questo piccolo borgo non era cambiata molto. Tutto scorreva lento come un tempo, lo scarso entusiasmo dei miei genitori fu pari a quello degli abitanti del paese. Ai loro occhi ero sempre la ragazzina che preferiva stare nel bosco e parlare con gli animali piuttosto che con gli uomini.  Quel giorno per la prima volta incontrai l’uomo che sarebbe diventato mio marito, Leone Negro di Corcinesco. Non era un uomo bellissimo, ma del resto neppure io lo ero. Di me lo colpì il mio portamento fiero e quell’aria di mistero che mi accompagnava da sempre. Era vedovo, con 4 figli maschi: Lucio, Nunzio, Petruccio e il piccolo Bartolomeo, ancora bisognoso delle cure di una donna. Diventammo amici. In me vedeva un aiuto per crescere i suoi bambini. In lui vedevo la possibilità di una vita stabile e di conquistare quella rispettabilità che mi mancava. Ci sposammo il 26 aprile 1554. Non lo conoscevo, ma poco importava. Lasciai l’isolamento del bosco a Calasca, quella che era stata la mia casa e la nonna. Ci stabilimmo a Corcinesco, un piccolo borgo lontano da tutti nell’abitato di Trontano, in Ossola. Leone era benestante. Non ci mancava nulla. La casa era grande, avevamo terreni con qualche cascinale e alcune bestie da accudire. Quando andai a vivere con la sua famiglia immaginavo che insieme avremmo avuto una vita serena. Fin da subito mi accorsi che non sarebbe stato così. I suoi figli, tranne il più piccolo, mi fecero capire fin da subito che non ero ben accetta. Non volevano che prendessi il posto della loro mamma. Il passare del tempo non migliorò i nostri rapporti. Ad appesantire la situazione si aggiunse la consapevolezza che forse non sarei mai stata madre. La nostra sterile unione fu per me motivo di grande tristezza. Anche a Corcinesco mi dedicai allo studio delle erbe e al perfezionamento del loro impiego. I figli di Leone crescevano e con loro aumentava il rancore verso di me. Ogni tanto ci capitava di andare in visita da alcuni conoscenti di mio marito nell’abitato di Montecrestese. E questo mi permetteva di allontanare la mente dai problemi quotidiani. Era la primavera del 1563. Lo ricordo molto bene quel giorno. I primi fiori di campo prendevano il posto della neve, il sole riscaldava i nostri corpi ancora avvolti in abiti invernali. Io e Leone eravamo soliti andare a messa nella chiesa del paese. Entrammo e, dopo un primo momento di abbagliamento, mi accorsi che un uomo stranamente vestito si accingeva ad ascoltare la messa in ginocchio. Quando gli passai accanto vidi che indossava una tunica con una croce rossa cucita sul petto. Incrociammo lo sguardo. Un attimo mi bastò per riconoscere nei suoi occhi lo stesso abisso che vedevo nei miei. Riconobbi la notte. Leone mi prese per un  braccio e mi portò a sedere distante. «Chi è quell’uomo?» chiesi. «Un notaio caduto in disgrazia perché luterano, tale Giacomo da Cardone.» Ero persa. Tornammo a casa quella stessa sera. Il mio pensiero correva a quella figura sconosciuta, a quell’uomo penitente. Passarono giorni e poi settimane. Nel frattempo in paese la gente, venuta a sapere della mia fama di guaritrice, mi chiamava ogni tanto per curar qualche bestia malata. Capitò anche di aiutare qualche amico di mio marito, piccole cose che contribuirono  a farmi conoscere come guaritrice e a farmi soprannominare la “Balda”. Non tutti però approvavano il mio agire. C’era chi mi guardava con sospetto, chi con grande ammirazione. Questo vociare intorno  ame  non rendeva felice la mia famiglia. La salute di Leone intanto peggiorava. Gli inverni rigidi e le difficoltà della vita costrinsero i suoi figli a partire in cerca di fortuna. Rimasi sola ad occuparmi di tutto. La mia rinnovata indipendenza, lontano da occhi indiscreti, mi permise di tornare  spesso a Montecrestese, per curare gli interessi della famiglia. Durante queste visite sempre più frequenti, ebbi modo di instaurare una tenera amicizia con Giacomo e di conoscere la sua terribile vicenda. Nel 1561 era stato accusato di essere un eretico, di essere luterano. Lo avevano torturato e costretto ad abiurare. Scoprii standogli accanto che era anche un pittore molto bravo. Aveva affrescato la chiesa di Montecrestese e quella di un lontano paese in un’altra valle. Stare con lui mi faceva sentire bene. Ero libera dal peso di quella vita che non mi apparteneva.  Mi guardava negli occhi senza giudicarmi, vedeva solo Dianora la donna, non la guaritrice. Dei figli di Leone non seppi più nulla per molti anni. Accudire  lui e i suoi averi mi stava logorando. Finalmente nel 1566 Giacomo ormai divenuto parte della  mia vita, fu riabilitato e poté tornare alla sua attività. Non smettemmo mai i nostri incontri settimanali, neppure quando Leone si aggravò. Era l’inverno del 1579. Ricordo che fu uno dei più rigidi  da quando abitavo a Corcinesco. Era mattina presto. Mi alzai e andai nella stanza dove Leone dormiva. Entrando sentii  un‘aria gelida venirmi incontro, sentii come se l’inverno fosse entrato dalla finestra per avvolgermi. Capii subito. Mi voltai, uscii, mi vestii e andai in paese a chiamare il parroco. Quando tornammo e rientrammo nella stanza mi accorsi che anche lui aveva sentito quel freddo improvviso. Eppure la stufa era accesa. Lo vidi stringere forte il crocifisso che aveva  in mano e farsi il segno della croce. Bisbigliava qualcosa che non capivo. Si avvicinò per benedire il corpo, guardò il comodino  e mi chiese: «Cosa c’è in quella tazza?» «Una tisana» risposi. Capii subito cosa aveva pensato. I giorni successivi furono tutti un vociare  sul contenuto di quella coppa. Ero la Balda, quella che guariva ma che sapeva anche “guastar le persone”. La mia fama, nel bene o nel male, aveva raggiunto anche i paesi vicini. Quel mio saper usare le erbe, il mio girovagar per boschi di notte, spaventava e incuriosiva. Venivo chiamata sempre più spesso per aiutare chi soffriva. Capitava che ci trovassimo allo stesso capezzale io e il prete, lui a recitar preghiere, io a dar tisane e unguenti. La mia amicizia con Giacomo divenne sempre più forte e chiacchierata. Al nostro passaggio molti si scansavano, il luterano e la strega incutevano timore. Perché alla fine, come fu per nonna Elisabetta, la mia conoscenza era considerata da molti come un potere datomi dal maligno, non una dote che avevo saputo accrescere negli anni.  Passammo insieme qualche inverno isolati nel podere di Corcinesco. Anche Giacomo, da tempo rimasto vedovo, non disdegnava la solitudine di quel luogo. Mi aiutava con gli animali. Vivevamo con poco ma felici. Era la primavera del 1586 quando tutto cambiò nuovamente. Un giorno, senza preavviso, i figli di Leone fecero ritorno a Trontano. Lo venni a sapere per caso. Avevano fatto fortuna, non si sa bene come. Tornarono più ricchi e desiderosi di riveder il padre. La notizia del loro arrivo fu per me motivo di rabbia. Tornavano forse per reclamare la loro proprietà? Il tempo aveva mandato quasi tutto in rovina. Io da sola non ero in grado di gestire ciò che possedevo. Il nostro primo incontro non fu pieno di affetto. Mi chiesero conto della morte di Leone, delle voci che incessanti ancora giravano sulla tisana che gli avevo preparato. Il degrado in cui trovarono il podere fu motivo di ulteriore astio. Quelli che seguirono furono giorni difficili. Io ero sola, Giacomo era partito, loro erano in quattro, sostenuti dalle maldicenze del paese che rendevano il clima sempre più teso. Ero ospite non gradita sulla loro terra, nella loro casa. I quattro fratelli decisero, senza interpellarmi, che avrebbero costruito al confine con Corcinesco una casa fortificata, per andarci a vivere. Mi stavano sfidando. Non li volevo li, avrebbero controllato e giudicato ogni mio movimento, ogni azione. Le voci sulla mia attività di guaritrice dalle eccezionali doti, li fecero infuriare ancora di più. Decisero di colpirmi con la calunnia, la peggiore delle armi. Fecero giungere all’orecchio del prevosto di Vogogna e a quello di Malesco, in valle Vigezzo, la voce che in zona avvenivano cose strane, incontri al chiaro di luna la sera nel bosco, guarigioni inspiegabili, malattie improvvise. Il seme del sospetto era stato piantato. La presenza di Giacomo al mio fianco contribuì ad alimentare il fuoco della menzogna.  Nell’autunno del 1590, dopo anni passati a difendermi da infondate accuse, arrivò da Milano la notizia che il Capitano di Giustizia della città aveva comunicato all’arcivescovo, all’epoca Gaspare Visconti, la richiesta di procedere con indagini accurate a mio carico, allo scopo di dimostrare, senza ombra di dubbio, che io fossi una potente strega. Fu così che nell’estate del 1591, un frate inquisitore dalla città giunse a Montecrestese e si stabilì a casa di Giacomo, poiché era il personaggio più in vista del paese. In quel luogo, protetto dall’immagine di San Rocco, dipinto dallo stesso Giacomo per punizione durante gli anni di penitenza, l’inquisitore iniziò le sue indagini. Per la nostra tenera amicizia fu un duro colpo. Non potemmo più incontrarci. Non potevamo rischiare di destare sospetti nei suoi confronti, che già aveva patito le pene dell’inquisizione. La raccolta delle prove fu semplice. I figli di Leone fecero di tutto per farmi apparire malvagia e senza Dio. Offrirono persino del denaro per creare testimoni a mio carico.  Il 24 settembre del 1591 fui arrestata presso le rive del rio Graglia, con l’accusa di essere una strega in grado di “guastar uomini, animali e fantolini, di scatenare tempeste e di far seccare le messi al mio passaggio”. Mi portarono a Vogogna e mi gettarono dove ancora mi trovo. La prima notte mi lasciarono al buio. Le ore scorrevano lente e l’incertezza sul mio domani mi paralizzava. Rimasi tutta la note a fissare la finestra, sapevo che per me non c’era speranza. 



Il mattino seguente entrarono in cella, di buon ora, un frate domenicano, dall’aria severa, e due uomini sconosciuti. Mi trascinarono come uno straccio lungo un corridoio con altre celle, da cui flebili mi giungevano i lamenti di altri sventurati. Entrammo in una stanza illuminata solo dalla luce di un camino acceso e di una consumata candela, con un tavolo pieno di arnesi e delle corde appese al soffitto. In breve capì a cosa servivano quei ferri. Dopo avermi legata, mi straziarono il corpo per un tempo infinito. Mi picchiarono. Mi ripetevano di continuo che le prove raccolte a mio carico erano tante e che la sola cosa che avrei potuto fare per abbreviare lo strazio a cui ero destinata, era confessare la mia colpa. Su di me trovarono il segno del demonio, quella voglia a forma di lenticchia sulla spalla sinistra, era la conferma che ero la strega di cui tutti avevano timore. Confessai quello che volevano sentirsi dire, quando le loro mani conobbero le mie intimità. Ero niente per loro, solo un male da cancellare dal mondo. Seguirono altri giorni di patimento e umiliazione. Poi rimasi sola. Il 12 ottobre, il tribunale dell’inquisizione allestito nel castello, mi condannò a morte per decapitazione.  La notte è finita. È mattina. Il sole sorge. Per me giunge la fine. Guardo le montagne e la valle sotto di me. La vita continua, io mi fermo qui. Il mio pensiero corre a te Giacomo, compagno e amico nella solitudine, al mio bosco a Corcinesco, alla luna piena, a nonna Elisabetta che riposa sotto il nocciolo.  Oggi muoio senza colpa, ma la mia storia, quella di Dianora Farnese la Balda., sopravvivrà al tempo ed alle calunnie della gente.  Ora sono libera.   

Rosella Reali

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/

Si ringraziano di cuore Nicola Sgrò per il materiale e Stefania Pelfini per le fotografie.

ROSELLA REALI
Sono nata nel marzo del 1971 a Domodossola, attualmente provincia del VCO. Mi piace viaggiare, adoro la natura e gli animali. L'Ossola è il solo posto che posso chiamare casa. Mi piace cucinare e leggere gialli. Solo solare, sorrido sempre e guardo il mondo con gli occhi curiosi tipici dei bambini. Adoro i vecchi film anni '50 e la bicicletta è parte di me, non me ne separo mai. Da grande aprirò un agriturismo dove coltiverò l'orto e alleverò animali. 
Chi mi aiuterà? Ovviamente gli altri viaggiatori.
Questa avventura con i viaggiatori ignoranti? Un viaggio che spero non finisca mai...

la piramide del potere capital/liberista


Gianni Tirelli

“Si spengono i boiler, si evita di usare l’automobile, di pagare bolli, assicurazioni, meccanici e sanzioni amministrative – di andare dal dentista, dall’oculista, dal farmacista, mentre la vendita dei beni effimeri e voluttuari, sta precipitando ai minimi di sempre, a fronte di quelli di prima necessità – presto la disoccupazione raggiungerà livelli impressionanti!!”

La condizione prima in assoluto, che può innescare il meccanismo della crescita, é funzionale ad una riduzione consistente del prezzo dei carburanti, delle assicurazioni, e della tassa di circolazione. E questo vale, non solo per il trasporto delle merci, ma per la mobilità dei cittadini, che potendosi spostare a costi ragionevoli, producono ricchezza. Nessun’altra strategia socio/politica ed economica, diversamente dalla mia, sarà mai in grado di favorire alcun processo di sviluppo. E’ un dato di fatto, incontrovertibile e inopinabile.
Ma pensare solo per un attimo, che lo stato, le compagnie di assicurazione, e petrolieri, possano rinunciare a un solo centesimo dei loro stratosferici profitti, è una possibilità che sconfina nella sfera della fantascienza ....


La politica dal canto suo, non è che un marchio svuotato di ogni reale contenuto e significato, assorbita in toto dal potere economico, con la delega di di legiferare in suo favore, rastrellando denaro pubblico sulla pelle della cittadinanza. A questi banditi ai vertici del Sistema Potere, non é sufficiente rubare, truffare, colludere, corrompere, raggirare, ricattare e inquinare, ma vorrebbero che tutto ciò fosse sancito da un diritto costituzionale.

La comunità, che fino a ieri fungeva da grande bacino dispensatore di ricchezza, e dal quale il Sistema si alimentava per saziare la sua ingordigia, oggi è in secca. Ragione per cui, non è più in grado di soddisfare le sue perversioni e dipendenze strutturali, facendolo così precipitare dentro una crisi di astinenza dagli effetti prevedibilmente catastrofici.

Immaginando di dovere stilare una classifica, dei soggetti più potenti integrati al Sistema e che ne decidono la strategia e i condizionamenti, al primo posto, al vertice della piramide, ci sono gli “Sponsor”: un gruppo di holding capaci di influenzare i comportamenti sociali e le singole scelte, attraverso una operazione di sistematico plagio mediatico, tale da indurre gli individui alla dipendenza.

L’area sottostante agli “Sponsor” è occupata dalla “Finanza”, che ingloba banche, banchieri, compagnie di assicurazione e di cambio, fiduciarie e Stato del Vaticano, che si occupano di speculazione, transizioni finanziarie, aggiotaggio e usura.

Più in basso, troviamo la “Politica”: una società che eroga servizi a fronte di poltrone, privilegi e impunità. Un uovo sostanzialmente vuoto, ma che impone le regole del gioco, accogliendo e soddisfando le istanze dei vertici della piramide.

Subito dopo c’è la Chiesa, ma che nel tempo ha perduto il suo potere di fascinazione, e quella capacità di calamitare e canalizzare il suo gregge (oggi disperso e smarrito), verso questo o quel soggetto politico. Certo, è lo stato più florido del mondo! Possiede un patrimonio a tal punto inestimabile, che potremmo registrarla a buon diritto nella categoria delle grandi banche d’affari.

Da questa lista, ho omesso volontariamente la “Criminalità Organizzata”, poiché la stessa è distribuita in maniera omogenea e trasversale all’interno di tutti i soggetti occupanti la piramide del potere, a tal punto da renderlo un unico blocco, coeso e impermeabile ad ogni altra interferenza esterna – una vera e propria società a delinquere dai tratti diabolici, di proporzioni planetarie.

Alla base della piramide ci siamo noi, il popolo (lavoratori dipendenti, pubblici e privati, artigiani, piccole imprese, agricoltori, contadini, badanti, studenti ecc.. ecc..), ma di numero di gran lunga inferiore rispetto al passato, e con una capacità di produrre ricchezza pulita, oramai pari a zero.

Con lo scardinamento dell’impianto etico – primo atto costitutivo di questa società a delinquere – una gran parte della popolazione al grido di “libertà per tutti”, si è messa al servizio del Sistema Potere, giurandogli totale fedeltà e abnegazione. Così tutti sono al “soldo” di qualcun altro, in una sorta di catena di Sant’Antonio che dalla base si dirama fino ai vertici del potere!

A questo punto, è doveroso domandarsi in che modo potrà ancora sopravvivere il Sistema Potere, se il bacino dal quale si é alimentato per decenni, si è ridotto ad un rivolo. La comunità non lavora, non produce e non acquista più, costretta a ridurre i consumi energetici e idrici. Si spengono i boiler, si evita di usare l’automobile, di pagare bolli, assicurazioni, meccanici e sanzioni amministrative – di andare dal dentista, dall’oculista, dal farmacista, mentre la vendita dei beni effimeri e voluttuari, sta precipitando ai minimi di sempre, a fronte di quelli di prima necessità. Presto la disoccupazione raggiungerà livelli impressionanti!!

Così il Sistema, nell’impossibilita di poter disporre dei profitti un tempo sottratti indebitamente alla comunità, comincia a sbarazzarsi di tutti quei servi, cortigiani, spie e papponi (i professionisti) che un tempo aveva assoldato e che foraggiava a fronte delle loro perverse competenze. Il Sistema Potere è sul punto a fagocitare se stesso, dentro una guerra al massacro, dove i vari soggetti che lo rappresentano, si scanneranno fra loro fino ad auto/eliminarsi. Un albero senza radici in procinto di abbattersi al suolo, dentro un boato sordo!

In passato, la piramide del potere, era disegnata in maniera ben diversa da oggi, caratterizzata da una base molto estesa ed ampia, e con i due lati schiacciati verso il basso fino quasi a toccarla. Al vertice troneggiava il monarca attorniato da cortigiani aristocratici e colti, e un gradino più sotto, la nobiltà e i feudi, che si attenevano ai dettami del re. Tutto il resto, dell’area della piramide, era di pertinenza della borghesia e del popolo: un’enorme massa di individui che con la loro forza di volontà e passione, traducevano ogni loro fatica in beni di consumo essenziali, cultura, arte, tradizione, gioia e svago. Una ricchezza illuminata senza precedenti che abbiamo sputtanato in cambio di fabbriche fumanti, rifiuti e scorie tossiche, disvalori, precarietà e depressione.

La nostra, diversamente, è una società verticistica (più simile ad una freccia, dalla base molto ridotta e la punta sottile) caratterizzata da un’orda di fannulloni, scansafatiche e parassiti, che hanno mercificato la dignità con il maligno – praticano la corruzione e il tradimento come regola relazionale, per portare a casa il massimo con il minimo sforzo.

Una infinita folla di bestie umane che oggi occupano la gran parte dell’area della piramide, fiaccati nel corpo e nello spirito, e avulsi da ogni sussulto rivoluzionario.

fonte: https://crepanelmuro.blogspot.it/

giovedì 10 maggio 2018

sul web la censura Ue: ma oscurare la verità non è reato?

Solo in Italia ci sono 10 milioni di account Internet che corrispondono a persone ormai abituate a informarsi sul web, per avere lumi sui retroscena che i media mainstream non svelano. Basta questo, secondo Glauco Benigni (presidente di Wac, Web Activists Community) a spiegare la crescente voglia di bavaglio che pervade palazzi, ministeri e alte cariche pubbliche. Per mascherarla, l’establishment ricorre all’ennesimo inglesismo abusivo e infestante, “fake news”. Una propaganda martellante fatta di minacce, dietro al pretesto incarnato da un altro neologismo, quello che trasforma in “hater” (odiatore) anche chi esprime indignazione verso l’abuso politico di potere. Ora siamo alla vigilia di una censura grottesca e sistemica, presentata come definitiva dal Ministero della Verità di un’istituzione tra le meno democratiche al mondo, la Commissione Europea. L’inglese Julian King, commissario alla sicurezza, avverte: saremo inondati di “fact-checkers”, almeno ventimila, incaricati di organizzare una sorta di delazione di massa per criminalizzare qualsiasi fonte difforme da quelle istituzionali. Attenzione, però: l’oscuramento della libertà d’opinione non è solo un atto odioso e antidemocratico. Non è solo pericoloso per tutti, come la storia insegna. La lesione di un diritto fondamentale non è anche un reato?
Fino a quando potranno restare impuniti, i presunti “ladri di verità” che impediscono all’opinione pubblica di acquisire dati su quanto avviene ogni giorno nel mondo? E’ annosa la polemica sulla disinformazione che finisce per coprire crimini gravissimi, censura webinclusi quelli che l’Onu definisce “contro l’umanità”. In occasione del recente bombardamento dimostrativo sulla Siria, motivato dal presunto impiego di armi chimiche da parte del governo di Damasco, Marcello Foa – in tarda serata, su RaiTre – ha accusato i colleghi di aver dato per scontata la versione ufficiale degli Usa, rifiutando di constatare l’assenza di prove: non risulta infatti che Assad abbia colpito civili con i gas (né è dimostrato che altri abbiano impiegato agenti chimici a Douma: non ci sono prove che la popolazione siriana sia stata effettivamente colpita, quel giorno). In collegamento da Washington, la corrispondente Giovanna Botteri si è difesa in modo singolare, affermando che è inevitabile il rischio di essere imprecisi nelle cronache sulla Siria, dal momento che ai reporter è vietato l’accesso al teatro bellico – diversamente da quanto accaduto, ad esempio, in Iraq. Peccato che, proprio in occasione della Guerra del Golfo, fece la sua comparsa il primo degli inglesismi poi tristemente noti, “embedded”: in Iraq, i giornalisti “impacchettati” furono costretti a vedere solo quanto stabilito dal comando del generale Norman Schwarzkopf.
Fu la prima volta, nella storia del giornalismo bellico. Se ne lamentarono, i veterani premiati dal Pulitzer: la prima vittima della guerra è sempre la verità, dissero, ma in Iraq si passò il limite, giungendo alla censura preventiva apertamente dichiarata. Assistemmo così al festival delle fake news governative: dal set hollywoodiano con i poveri cormorani intrappolati nel petrolio fino alla (mai avvenuta) strage degli innocenti, la bufala dei neonati “massacrati nelle incubatrici dai soldati di Saddam” a Kuwait City. Notizie false, regolarmente “bevute” da centinaia di reporter e offerte, come amaro aperitivo, a milioni di lettori e telespettatori, mentre i missili “intelligenti” grandinavano sulla testa delle famiglie di Baghdad. E ora che il bavaglio di massa torna prepotentemente di moda, quale guerra preoccupa i censori dell’Unione Europea? Quella contro la possibile verità su un’istituzione che si professa europeista e invece lavora intensamente contro l’Europa unita, contro la concordia e la prosperità dei popoli europei? Temono le elezioni del 2019, i lobbisti privatizzatori di Bruxelles: a loro, il celebre paladino della trasparenza universale Mark Zuckerberg ha appena promesso la massima vigilanza, sulle pagine del maggior social Giovanna Botterinetwork del mondo. Il Grande Fratello non permetterà che siano veicolate verità sgradite: saranno “bannate”, dai possessori dell’infrastruttura informatica.
Il web, beninteso, non è la palestra assoluta della libertà: immenso motore economico, è strettamente controllato dai suoi dominus, dagli algoritmi di Google, da fantasiosi tecno-stregoni come quelli di Cambridge Analytica. Il web è anche una pattumiera di malcostume e violenza verbale: si è lasciato credere che chiunque, protetto dall’anonimato di un nickname, potesse arbitrariamente distribuire insolenze, insulti e minacce. Forse però varrebbe la pena di ricordare ai legislatori che non siamo nel far west: esistono leggi a tutela dei cittadini, che sanzionano reati come la diffamazione. Di colpo non bastano più? Servono normative speciali, d’emergenza? E soprattutto: sono legali, le disposizioni speciali? Così come è un reato la calunnia, perché mai non dovrebbe essere perseguita per legge anche la distorsione della verità, che rende cieco il pubblico di fronte agli eventi? Ancora più grave è il proposito di “spegnere” programmaticamente le voci libere del web, magari segnalate dagli invisibili censori (penalmente irresponsabili) dell’impunita Unione Europea. Non è reato, occultare la verità? Non sarebbe materia, questa, su cui consultare innanzitutto i più autorevoli giuristi? Come in ogni questione controversa, l’ultima parola non potrebbe spettare a un tribunale? La parte civile, in questo caso, rappresenterebbe mezzo miliardo di persone: i cittadini dell’Unione Europea.
(Giorgio Cattaneo, “Sul web la censura Ue, ma oscurare la verità non è reato?”, dal blog del Movimento Roosevelt del 30 aprile 2018).

fonte: http://www.libreidee.org/

la malattia X che non esiste è pronta...



L'apocalisse storicamente narrata nei testi sacri oggi è portata avanti dallo scientismo più bieco, quello dogmatico, totalitario, quello che abita ai piani alti che ci tiene a definire i ruoli in campo.
Oggi ha sostituito in toto il vecchio ed obsoleto armamentario magico delle credenze religiose, prendendone il posto e tracciando il suo di cerchio magico, alimentando il pensiero magico e definendo le sue regole all'interno del tracciato druidico nel quale, bene o male, siamo tutti compresi, condividendone le regole, quindi le leggi sacre ed accettate.


Un po' di BIOTERRORISMO non guasta mai, ogni tanto appaiono come per magia notizie curiose, non importa se vere o false, notizie allarmistiche che destabilizzano le certezze già ampiamente minate di noi poveri utenti e fruitori mediatici.
Ecco allora che tornano i sempreverdi virus X che fanno molta scena e ci ricordano film e serie tv distopiche e post-nucleari che ci hanno abituato a metabolizzare potenziali ecatombi globali, tanto per indorare la pillola o, a seconda, la supposta.
Apprendiamo allora che l'OMS sarebbe in allarme per un potenziale virus letale, chiamato per comodità MALATTIA X, che avrebbe delle conseguenze finali se non trattato in tempo con vaccinazione di massa ad hoc. La cosa surreale che, presentato così come lo confezionano i media e l'OMS stesso, questo virus apocalittico non si capisce affatto se esista realmente, virtualmente, da dove venga, perché avvenga e come si propaghi, sembra una prevenzione su una sciagura imminente, quasi biblica, senza capire e/o spiegare la sua origine e perché dovrebbe giungere alle porte delle nostre città, una sorta di bau bau, di uomo nero in versione bacillo, non si capisce come, quando, dove e, soprattutto PERCHE'?
Viene pure spiegato che potrebbe sfuggire a qualche laboratorio segreto (alla faccia del segreto), che potrebbe andare in mani sbagliate (terroristi in primis o loro stessi?), si teorizzano gli effetti e le potenziali conseguenze, ma non si sa di cosa si stia parlando, non si sa cosa sia, NON SI SA SE ESISTE, e se per assurdo si sapesse, allora si saprebbe e non si farebbe questa penosa manipolazione, datata nei metodi, che però ci riporta al classico trinomio PROBLEMA, REAZIONE, SOLUZIONE, e ci fa intendere come lavorano ai piani alti per creare i presupposti di una cura, inventando a tavolino la malattia, ovvero, il problema.
Forse la MALATTIA X o le malattie X sono gelosamente custodite in qualche fortino segreto del deep-state e, un po' come il deterrente delle armi nucleari, pronte ad essere usate come arme di ricatto per fare future vaccinazioni di massa, per iniziare a cambiare i connotati genetici del genoma umano, per trasmutarci nell'aggiornamento transumanista pensato, aggiornamento che è alle porte e che scalcia per entrare di diritto nella realtà e non essere più confinato nella fantasia di colti Fratelli che lo romanzano neanche tanto metaforicamente nei loro capolavori distopici e dispotici.
Hollywood sono 70 anni e passa che ci sta abituando all'estinzione dell'essere umano e sta gridando al lupo al lupo, oramai siamo inconsciamente già abituati ad apocalissi zombie, a scenari survival, a deserti metropolitani alla Mad Max, negli ultimi decenni la produzione di questi generi è massivamente aumentata, complici anche le serie tv dei canali tematici, così siamo pronti a trasferire ed accettare come realtà quello che prima veniva confinato nella fantasia e nell'evasione.
Leggiamo allora come i media online ufficialisti (ANSA, REPUBBLICA) e l'OMS stesso presentano questo PROBLEMA ad oggi inesistente ma probabile, una sorta di processo alle intenzioni, un funambolico irrazionale e strumentale modus operandi capzioso che vuol instillare paure ed ansie, ma sempre in punta di piedi, come ghost-news, senza troppo invadere la nostra privacy, ma spaventandoci un poco alla volta, un passo alla volta, quasi silenziosamente, e loro potranno dirci che ce lo avevano pure detto.
Se questa non è fake news, manipolazione di massa e neo-linguaggio orwelliano...



http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2018/03/12/oms-in-futuro-epidemia-per-malattia-x-ancora-sconosciuta_ed5a3e2c-7639-48be-900b-e86c60d1c2a9.html
Pur non essendo ancora stata scoperta è già una preoccupazione per gli esperti di tutto il mondo.
Nella lista dell'Oms delle malattie potenzialmente pandemiche per cui mancano ancora armi di difesa c'è per la prima volta anche una 'disease X', una malattia ancora sconosciuta ma in grado di fare milioni di casi e di morti nel mondo.
Nell'elenco, che viene aggiornato ogni anno, compaiono 'nomi noti' come Ebola e Marburg, Zika, febbre Lassa, febbre emorragica Congo-Crimea, Sars e Mers, Nipah e febbre della Rift Valley, patologie mortali per cui non ci sono cure o vaccini efficaci. All'ultimo posto appare 'disease X'. "Con questo termine - scrivono gli esperti della commissione che ha elaborato la lista - vogliamo rappresentare che una seria epidemia internazionale può essere causata da un patogeno di cui al momento non conosciamo la capacità di causare malattie nell'uomo, e quindi la ricerca deve cercare di mettere in campo una preparazione 'trasversale' in grado di essere rilevante anche per una patologia sconosciuta".
Che la prossima minaccia potrebbe venire da un virus o un batterio 'sconosciuto' è noto ai ricercatori, tanto che è appena stato lanciato il 'Global Virome Project', un network di ricercatori che in dieci anni vuole mappare il Dna di tutti i virus esistenti. Secondo le stime del progetto esistono 1,67 milioni di virus nel mondo, di cui solo lo 0,1% è conosciuto, e tra questi tra i 631mila e gli 827mila potrebbero avere la capacità di infettare l'uomo.
http://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2018/03/13/news/allerta_oms_per_malattia_x_non_esiste_ma_spaventa-191150402/
La prossima pandemia potrebbe essere dovuta a qualche 'volto noto' ai ricercatori, come i virus Ebola o Zika, ma anche a una qualche malattia ancora non conosciuta, una 'malattia X' per cui non ci sono vaccini o farmaci. A fare la lista delle minacce prioritarie, nella quale per la prima volta compare una malattia X ancora da scoprire, è stata l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), al termine della riunione della Commissione di esperti che ogni anno individua le emergenze globali.
Nell'elenco, che viene aggiornato ogni anno a partire dal 2015, compaiono nomi noti come Ebola e Marburg, Zika, febbre Lassa, febbre emorragica Congo-Crimea, Sars e Mers, Nipah e febbre della Rift Valley, patologie mortali per cui non ci sono cure o vaccini efficaci. All'ultimo posto appare la 'malattia X'. "Con questo termine - scrivono gli esperti - vogliamo indicare che una seria epidemia internazionale potrebbe essere causata da un patogeno di cui al momento non conosciamo la capacità di causare malattie nell'uomo. Quindi la ricerca deve cercare di mettere in campo una preparazione 'trasversale' in grado di essere rilevante anche per una patologia sconosciuta".
L'elenco, rileva l'Oms, non è esaustivo e fra i sorvegliati speciali ci sono anche Chikungunya e alcuni enterovirus 'parenti' della poliomielite. "Per tutti - sottolineano gli autori della lista - serve una rapida valutazione delle potenziali contromisure, una sorveglianza e una diagnostica più dettagliata e una ricerca accelerata di vaccini e terapie".
Come dimostra l'elenco stilato dall'Oms per il 2018, la minaccia più incombente è quella dei virus e la 'malattia x' potrebbe venire dalle centinaia di migliaia di agenti virali ancora sconosciuti. A questo proposito è appena stato lanciato il Global Virome Project, che in dieci anni intende mappare il materiale genetico dei virus esistenti. Secondo le stime del progetto esistono 1,67 milioni di virus nel mondo, di cui solo lo 0,1% è conosciuto, e tra questi tra 631mila e 827mila potrebbero avere la capacità di infettare l'uomo. "Quasi tutte le pandemie recenti hanno una causa virale con origini animali - spiegano gli ideatori del progetto in un recente articolo su Science - e, con la capacità intrinseca dei virus di trasmissione inter-specie, le zoonosi virali sono le prime candidate a causare la prossima pandemia. Tuttavia, se i virus sono il nostro nemico, non lo conosciamo così bene. Circa 263 virus di 25 diverse famiglie infettano l'uomo e, dato che le scoperte si susseguono a partire dall'identificazione del primo virus umano, quello della febbre gialla nel 1901, è probabile che molti altri emergeranno".

http://www.who.int/blueprint/priority-diseases/en/
Revisione annuale 2018 dell'elenco Blueprint delle malattie prioritarie 
Ai fini del piano di ricerca e sviluppo, l'OMS ha sviluppato uno strumento speciale per determinare quali malattie e patogeni dare priorità alla ricerca e allo sviluppo in contesti di emergenza della sanità pubblica. Questo strumento cerca di identificare quelle malattie che rappresentano un rischio per la salute pubblica a causa del loro potenziale epidemico e per le quali non esistono o non sono sufficienti contromisure. Le malattie identificate attraverso questo processo sono al centro del lavoro di R & D Blueprint. Questo non è un elenco esaustivo, né indica le cause più probabili della prossima epidemia. Il primo elenco di malattie prioritarie è stato rilasciato a dicembre 2015. 
 Utilizzando una metodologia di prioritizzazione pubblicata, l'elenco è stato esaminato per la prima volta a gennaio 2017. 
La seconda revisione annuale si è svolta dal 6 al 7 febbraio 2018. Gli esperti ritengono che, dato il loro potenziale di provocare un'emergenza sanitaria pubblica e l'assenza di farmaci e / o vaccini efficaci, vi sia un'urgente necessità di ricerca e sviluppo accelerati per *: Febbre emorragica della Crimea-Congo (CCHF) Malattia del virus Ebola e malattia del virus Marburg Febbre di Lassa Sindrome respiratoria del Medio Oriente coronavirus (MERS-CoV) e sindrome respiratoria acuta grave (SARS) Malattie di Nipah e henipaviral Rift Valley fever (RVF) Zika Malattia X.

La malattia X rappresenta la consapevolezza che una grave epidemia internazionale potrebbe essere causata da un agente patogeno attualmente sconosciuto a causare malattie umane, pertanto il Progetto di ricerca e sviluppo mira esplicitamente a consentire una preparazione trasversale di R & S che sia rilevante anche per una "malattia X" sconosciuta il più possibile.
Un numero di malattie aggiuntive sono state discusse e prese in considerazione per l'inclusione nell'elenco prioritario, tra cui: febbri emorragiche arenavirali diverse dalla febbre di Lassa; Chikungunya; malattie coronavirali altamente patogene diverse dalla MERS e dalla SARS; emergenti enterovirus non polio (compresi EV71, D68); e grave febbre con sindrome da trombocitopenia (SFTS). Queste malattie pongono importanti rischi per la salute pubblica e sono necessarie ulteriori ricerche e sviluppi, tra cui la sorveglianza e la diagnostica. 
Dovrebbero essere guardati attentamente e ripensati alla prossima revisione annuale. 
Sono incoraggiati gli sforzi nell'interim per comprenderli e mitigarli. 
 Sebbene non siano stati inclusi nell'elenco delle malattie da prendere in considerazione durante la riunione, sono stati discussi il monkeypox e la leptospirosi e gli esperti hanno sottolineato i rischi che rappresentano per la salute pubblica. 
È stato raggiunto un accordo sulla necessità di: rapida valutazione delle potenziali contromisure disponibili; l'istituzione di una sorveglianza e di una diagnostica più complete; e accelerare la ricerca e lo sviluppo e l'azione di sanità pubblica. 
 Diverse malattie sono risultate al di fuori dello scopo attuale del progetto: dengue, febbre gialla, HIV / AIDS, tubercolosi, malaria, influenza che causa gravi malattie umane, vaiolo, colera, leishmaniosi, virus del Nilo occidentale e peste. 
Queste malattie continuano a porre gravi problemi di salute pubblica e ulteriori ricerche e sviluppi sono necessari attraverso le
principali iniziative di controllo delle malattie esistenti, vasti gasdotti di ricerca e sviluppo, flussi di finanziamento esistenti o percorsi normativi consolidati per interventi migliorati. In particolare, gli esperti hanno riconosciuto la necessità di migliorare la diagnostica e i vaccini per la peste polmonare e il supporto aggiuntivo per terapie più efficaci contro la leishmaniosi.
Gli esperti hanno anche osservato che: per molte delle malattie discusse, così come molte altre malattie con il potenziale di causare un'emergenza sanitaria pubblica, è necessario migliorare la diagnostica. I farmaci e i vaccini esistenti necessitano di ulteriori miglioramenti per molte delle malattie considerate ma non incluse nell'elenco delle priorità. 
Qualsiasi tipo di agente patogeno potrebbe essere priorizzato nell'ambito del Progetto, non solo i virus. La ricerca necessaria comprende la ricerca di base / fondamentale e di caratterizzazione, nonché studi epidemiologici, entomologici o multidisciplinari, o ulteriore chiarimento delle vie di trasmissione, nonché la ricerca in scienze sociali. 
È necessario valutare il valore, laddove possibile, delle contromisure sviluppate per più malattie o per famiglie di agenti patogeni. È stato discusso l'impatto delle questioni ambientali sulle malattie con il potenziale di causare emergenze sanitarie. Questo potrebbe dover essere considerato come parte delle recensioni future. 
L'importanza delle malattie discusse è stata presa in considerazione per popolazioni speciali, come rifugiati, popolazioni sfollate e vittime di disastri. È stato sottolineato il valore di un approccio di One Health, compresi i processi di prioritizzazione parallela per la salute degli animali. 
Un simile sforzo sosterrebbe la ricerca e lo sviluppo per prevenire e controllare le malattie degli animali, riducendo al minimo le fuoriuscite e migliorando la sicurezza alimentare. È stata anche rilevata la possibile utilità dei vaccini animali per prevenire emergenze sanitarie. 
 Inoltre ci sono sforzi concertati per affrontare la resistenza antimicrobica attraverso specifiche iniziative internazionali. Non è stata esclusa la possibilità che, in futuro, possa emergere un agente patogeno resistente e che venga data priorità in modo appropriato.

fonte: http://maestrodidietrologia.blogspot.it/


venerdì 4 maggio 2018

Discobolo di Mirone: amore folle ariano


400-450 a.C l’origine. 
Il bisogno umano di spezzare gli schemi rigidi dell’iconografia statica antica. 
L’esaltazione del corpo, connesso alla mente pensatrice. 
La scoperta ossessiva del vero ; l’anatomia umana. Il movimento. 
Il bello celato nel bisogno incomprensibile di equilibro, della sua ricerca. Della sua frenesia ottenuta nel brivido del vuoto. 
I muscoli tersi vibranti, il volto concentrato ma sereno. 
Un discobolo immortalato, fuso nel bronzo nell'atto di massima potenza nel prepararsi al lancio del disco.


Il bisogno di fermare l’istante. 
Paralizzarlo, contemplandone il senso, per restarci. Per renderlo eterno. Per una traccia. Un segno, del nostro passaggio. 
Un bisogno arcaico che sfociò secoli e secoli dopo nella FOTOGRAFIA. 
Una geometrica disposizione del corpo, che pone l’uomo; il suo mistero razionalizzabile alle leggi matematiche. 
Un uomo nuovo, libero e democratico. 
Un corpo sinuoso formato da una linea che crea un arco, congiungendo testa, disco e piede, ed una linea serpentina che sviscera lungo il corpo morendo nel disco.


Creata forse per la città e la gloria eterna di Sparta. 
Perduta per sempre nello scorrere del tempo. 
Immaginabile grazie alle numerose copie future realizzate in epoca Romana in pietra. 
La più famosa risale al II secolo d.C ; Discobolo Lancellotti conservata presso il Museo nazionale romano di Palazzo Massimo a Roma. 
Voluta durante la Germania nazista da Hitler che tanto la bramava per porla come simbolo di supremazia tedesca ariana sul resto del mondo, per indurre le masse a seguire i canoni di bellezza e prestanza fisica della statua (dell’arte classica) per una continuità di superiorità di razza che andava dal mondo greco alla follia nazista, che sosteneva, la discendenza germanica (razza ariana) con i popoli antichi classici della Grecia.


Il Discobolo fu acquistato dalla Germania per 5 milioni di lire, pagati in contanti alla famiglia Lancellotti caduta in disgrazia e Mussolini stesso, diede disposizioni affinché le richieste di Hitler fossero soddisfatte, e nulla valse l’impegno del ministro Bottai per dissuaderlo. 
Il Fuhrer colloco l’opera nella Glyptothek di Monaco di Baviera, e venne presentata al popolo il 9 giugno del 1938 come regalo alla nazione, invitando tutti i tedeschi a porle omaggio in quanto rappresentatrice del loro antico popolo. 
Il Discobolo fu oltraggiato ulteriormente, utilizzandolo come simbolo germanico durante le Olimpiadi a Berlino ed entrò nel film “Olimpia” di Leni Riefensthal , dove la statua prese vita divenendo un atleta dai tratti ariani. 


Cadde così nell'oblio, ogni contatto storico della realtà così usurpata e violata di quel bronzo (copia reale) che si affacciava nel Mar Egeo; accarezzata dalla salsedine dei venti Etesii, dal bacio luminoso di Apollo, dai tralci di vite fresca, che corrono sui muri in pietra, dagli ulivi in frutto, dalla terra argillosa, dai canti poetici, i suoni del mare, quei sapori. Le sirene. 
Dal blu più intenso che dimora soltanto nel cielo della Grecia. 
Io amo pensarla lì. 
Così da qualche parte. 

Simone De Bernardin

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/


Simone De Bernardin nasce a Verbania sul Lago Maggiore il due settembre 1989. Fin dalla tenera età, dimostra di essere un bambino molto introspettivo, riflessivo e creativo, passa le sue giornate a inventare, osservare, riflettere e a domandarsi i perché dell’esistenza e tutto ciò che riguarda la vita e la natura. Verso la fine delle scuole elementari, comincia a scrivere appunti, riflessioni e poesie su ciò che gli accade e su ciò che lo circonda raccogliendole tutte in un grosso raccoglitore dove continua tutt’oggi a scrivere. Il primo anno di scuola media riceve la sua prima macchina fotografica con la quale comincia a scattare e a sperimentare la fotografia e da subito s’innamora del bianco e nero per la sua capacità espressiva di cogliere l’essenza delle cose.Studia fotografia e comincia a realizzare immagini e poesie che toccano temi tipici del Romanticismo di cui egli si sente attratto e che ne condivide i principi quali, il tema dell’infinito, il sentimento, il mistero, l’inconscio, la natura e il rapporto tra vita e morte. Nel 2012, realizza la sua prima mostra fotografica, presso il Comune di Verbania, e successivamente partecipa al concorso Il Segno dove viene segnalato come giovane artista, esponendo le sue opere a Venezia presso Palazzo Zenobio e successivamente a Milano presso la Galleria Zamenhof. Nel 2013 raccoglie un'insieme di sue poesie in un libriccino dal titolo Animam Meam. Nel 2014 termina il suo primo romanzo Lettere.

attacco alla medicina naturale, criminalizzata come devianza

In questi ultimi tempi stiamo assistendo ad una vera e propria guerra tra la medicina naturale, o naturopatia, e la medicina tradizionale. Una guerra senza esclusione di colpi, che vede da una parte indagati o radiati medici non in linea con le linee del sistema (pensiamo al recente caso di Stefano Montanari, o a quello di Paolo Rege Gianas), dall’altra comportamenti e dichiarazione assurde (come quella di Nadia Toffa, che ha dichiarato di essere guarita in pochi mesi da un tumore grazie alla chemioterapia, e che – improvvisatasi esperta di medicina – ha fatto un invito pubblico a curarsi solo con radio e chemio affermando siano le sole cure possibili). E’ di queste ore la notizia dell’arresto di Mario Pianesi, considerato il guru della macrobiotica in Italia (fondatore di un vero e proprio impero macrobiotico, con circa 100 ristoranti che dipendono dalla sua associazione), accusato di associazione a delinquere finalizzato alla riduzione in schiavitù e evasione fiscale. Non scenderò nei contenuti dell’inchiesta, perché non conosco i particolari della vicenda (anche se, per la notorietà internazionale dell’indagato, che era ricevuto in privato dal Papa, era invitato a eventi del Rotary locale, e aveva riconoscimenti internazionali un po’ ovunque – aveva anche ricevuto una laurea honoris causa dall’università della Mongolia – propenderei per uno scontro tra poteri a livelli piuttosto alti).
Mi limiterò a vagliare le dichiarazioni dei quotidiani, per far vedere come, dietro a questa vicenda, si cela comunque anche – perlomeno da parte della stampa – un attacco alla medicina naturale. Iniziando all’Ansa, che ha dato la notizia stamattina: Nadia Toffa, Le Iene“Smantellata la setta macrobiotica”. Come foto compariva una riunione di persone col cappuccio, dandosi ad intendere che macrobiotica e sette esoteriche o sataniche siano un fenomeno assimilabile. Nell’articolo si citavano le diete ristrettissime denominate Mapi 1, 2, 3, 4 e 5 che venivano imposte forzatamente agli affiliati. Altri quotidiani hanno citato queste terribili diete come una tortura inflitta alle “vittime”. In realtà tali diete restrittive partono da una normalissima dieta depurativa monoalimento, per finire con una dieta (la Mapi 5) composta da cereali, legumi, frutta, verdura, carne, pesce e dolci, con eliminazione di zuccheri semplici e alcuni alimenti. In sostanza, poco di diverso da quanto proposto da qualsiasi linea guida nutrizionale corretta. Tanto è vero che la bontà di queste linee guida  alimentari è stata certificata da riviste internazionali del settore medico e da nutrizionisti esperti.
Poche ore dopo la foto della setta sull’Ansa è scomparsa, ed è stata rimpiazzata dalla foto di una ragazza anoressica, e i contenuti dell’articolo sono diventati più razionali (l’articolo infatti si incentra sui contenuti dell’inchiesta e sono sparite le assurdità dietetiche). Questa dieta, affermano praticamente tutti i quotidiani, prometteva miracoli per curare malattie. Scrive ad esempio “Il Messaggero”: «Le indagini della polizia hanno accertato che il rigido stile di vita imposto dal maestro, attraverso le diete Ma.Pi, (dal nome del maestro) in numero di 5 (gradualmente sempre più ristrette e severe) e le lunghe “conferenze” da lui tenute, durante le quali si parlava per ore della forza salvifica della sua dottrina alimentare, erano volte a plasmare un asservimento totale delle vittime». Questa frase, delle diete sempre più ristrette e severe, è stata ripresa un po’ da tutti i quotidiani. A parte il fatto che le diete, come abbiamo detto, non sono “sempre più restrittive e severe”, ma sono via via Mario Pianesisempre più permissive, avremmo insomma una setta che asservisce le vittime a base di dolci, carne, pesce, legumi cereali e frutta. Cioè a base di una dieta completa. Questo è quello che si evince leggendo i giornali.
In altre parole: abbiamo una persona indagata per una serie di fatti che non sappiamo se abbia commesso o no; ma i giornali puntano i titoli, e anche i contenuti dei vari articoli, sui pericoli della macrobiotica. Un po’ come se, indagati Berlusoni e Dell’Utri di associazione mafiosa, all’epoca proprietario del Milan, della Standa, i giornali avessero deciso di incentrare la notizia sui pericoli dei supermercati e sulla inutilità del gioco del calcio, scrivendo “indagati Dell’Utri e Berlusconi, guru dei supermercati e del gioco del calcio, fenomeno demenziale in cui 22 giovanotti in mutande si disputano una palla, e vengono pagati miliardi per questa assurdità. I due guru cercavano di abbindolare la gente facendoli entrare nei loro supermercati, praticando sconti sui prodotti, e facevano Paolo Franceschettiun pacco di soldi con questo gioco inutile, che non serve a nulla e anzi, provoca pure danni (basti vedere le vittime fatte dagli ultrà delle varie squadre italiane)”.
Per un contrappasso curioso, nello stesso giorno, sempre l’Ansa declamava le meravigliose proprietà di una nuovissima dieta (ovviamente proveniente dall’America), tra i cui principi fondanti troviamo: 1) mangiare solo gli alimenti che ci piacciono; 2) mangiare al massimo tre volte al giorno; 3) saltare un pasto se si va a cena fuori. Insomma, una marea di banalità che se applicate alla lettera, potrebbero fare innumerevoli danni perché potrebbero portare una persona a mangiare solo carne qualora fosse l’unico alimento che gli piace, e non fornisce alcune indicazione sui vari componenti della dieta. In conclusione: il problema non è se le accuse siano vere o false, perchè di quello si occuperà la magistratura. Il problema è che una persona viene indagata per un reato preciso, ma il problema diventano non i reati in sé, ma la dieta macrobiotica. E l’impressione generale è che – dal punto di vista giornalistico – la vicenda sia strumentalizzata per attaccare tutto il sistema della medicina naturale, e che la vicenda debba essere inquadrata nel più generale contesto della guerra tra medicina naturale preventiva e medicina classica allopatica.
(Paolo Franceschetti, “Attacco alla medicina naturale”, dal blog “Petali di Loto” del 14 marzo 2018).

fonte: http://www.libreidee.org/