venerdì 8 dicembre 2017

a chi giova il controllo della popolazione?


Un’analisi chiara e documentata sull’origine e l’attuazione delle politiche neomaltusiane.
Il ruolo non dichiarato delle sementi OGM.

di Giacomo Gabellini

Con la reintroduzione del proprio settore primario sotto il controllo del Global Agreement on Tariffs and Trade (Gatt) e poi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc), gli Stati Uniti hanno avuto modo di invadere i mercati mondiali con i propri prodotti agricoli. Ciò consentiva non solo di alimentare il business delle multinazionali Usa operanti in questo campo, ma anche di dotare Washington di uno strumento fondamentale per incrementare la propria capacità di controllo sulla demografia mondiale. 

Si tratta di un vecchio obiettivo strategico, le cui origini si collocano grosso modo nella seconda metà degli anni ’70, quando i Paesi maggiormente industrializzati furono progressivamente investiti da un fenomeno che era stato previsto con largo anticipo dall’economista e demografo francese Alfred Landry. Al termine di una serie di studi comparati, Landry vaticinò che, nel corso degli ultimi decenni del XX Secolo, le nazioni ad alto livello di sviluppo sarebbero state colpite da una fortissima “rivoluzione demografica” in grado di portare i tassi di natalità al di sotto della soglia minima d’emergenza (2 figli per donna, che garantisce il ricambio generazionale). 

Secondo Landry, la diffusione a macchia d’olio di politiche ispirate ai concetti elaborati dall’economista e demografo britannico Thomas Robert Malthus – che sosteneva la necessità di favorire la diminuzione della popolazione mondiale per via della scarsità delle risorse offerte dalla natura – avrebbe innescato un processo di riduzione demografica difficilmente reversibile, che è stato poi promosso senza badare a spese da svariate fondazioni “filantropiche” (Family Planning, ecc.) di cui quella facente capo alla famiglia Rockefeller rappresenta la punta di diamante. Nel 1952, John D. Rockefeller III fondò il Population Council, un organismo incaricato di incoraggiare una transizione dall’equilibrio della popolazione pre-industriale, dato dalle natalità e mortalità parimenti incontrollate, a quello della popolazione post-industriale, dove il controllo della mortalità avrebbe compensato quello della natalità ...


La necessità di favorire questa transizione era stata indicata dall’università di Princeton come l’unica soluzione in grado di ridurre la povertà di masse umane ridotte allo stato di sussistenza, ritenuta la causa primaria del sottosviluppo economico del “terzo” e “quarto mondo”.

L’inattuabilità dell’equilibrio post-industriale è tuttavia ampiamente dimostrata dagli esiti prodotti nei Paesi ad alto livello di sviluppo.

Il miglioramento qualitativo dell’alimentazione, le misure igieniche, il programma di alfabetizzazione hanno fatto sì che, dal 1950 a oggi, il tasso totale di fertilità – ovvero il numero di figli per donna – si contraesse in misura assai rilevante in tutto l’Occidente. Le ripercussioni in ambito planetario prodotte da questo fenomeno hanno provocato una diminuzione della media mondiale da circa 5 ad appena 2,5 figli per donna, in previsione di toccare quota 2,2 entro il 2050. 
Dalla fine degli anni ’70 Stati Uniti, Australia, Europa, Russia (dove gli effetti prodotti dalla perestroijka di Mikhail Gorbačëv e delle “terapie d’urto” promosse dal Fmi hanno aggravato considerevolmente il fenomeno) e Giappone hanno cominciato ad imbattersi in difficoltà crescenti per quanto riguarda il ricambio generazionale. 
Questa inerzia ha obbligato l’Onu a rettificare le proprie previsioni, annunciando che l’Europa perderà il 21% della popolazione autoctona entro il 2050, mentre il Giappone registrerà un calo pari al 17%. Tra poco meno di quarant’anni, si prevede che, tra le nazioni ad alto livello di sviluppo, solo gli Stati Uniti figureranno nella classifica dei primi dieci Paesi più popolosi al mondo. L’immigrazione sta contribuendo a mitigare questi effetti, ma non in misura tale da invertire la tendenza di base.

La brusca frenata demografica ha poi generato l’invecchiamento medio delle popolazioni, innescando quella particolare sinergia negativa rappresentata dal cosiddetto “effetto leva” prodotto dai vecchi sui giovani, che aggrava sensibilmente la situazione nei Paesi ad alto livello di sviluppo.

In Occidente, gli individui che hanno superato la soglia dell’età riproduttiva (che si aggira attorno ai 50 anni) godono di tutti i benefici garantiti dalla modernità, a differenza di coloro che si trovano nel pieno dell’età fertile, relegati alla marginalità sociale dalla precarietà lavorativa (assurta a mantra grazie ai dogmi imposti dal “pensiero unico” tramite il Fmi e le decine di think-tank di ispirazione liberista) e della crescente contrazione dei salari. 

Queste condizioni impediscono o scoraggiano fortemente la formazione di nuovi nuclei familiari accelerando il processo di rovesciamento delle piramidi demografiche; così, una fascia numericamente soverchiante e sempre crescente di individui in età avanzata tende sempre più a gravare – in termini di pensioni, assistenza sociale e medica, ecc. – su di una cerchia sempre più ristretta di individui in età fertile, compromettendo il ricambio generazionale e rivelando la correttezza della profezia di Alfred Landry.



- ANNUAL WORKING POPULATION GROWTH RATE 2015_2020 - 

Nei colori grigio-scuri la popolazione che più cresce, in rosa-rosso quella in diminuzione (MAPPA creata da Hsbc e pubblicata da “Business Insider” – da noi ripresa dal sito de LINKIESTA, WWW.LINKIESTA.IT/-) Fonte: geograficamente.wordpress.com


Questo profondo mutamento ha determinato il trasferimento dell’asse di crescita demografica dal mondo sviluppato ai Paesi in via di sviluppo.

Attualmente, circa l’82% della popolazione mondiale vive in regioni classificate dall’ONU come “meno sviluppate”, rispetto al 68% del 1950. Si prevede che la tendenza sia destinata ad accentuarsi poiché, entro il 2050, gran parte dell’incremento demografico dovrebbe verificarsi nei Paesi in via di sviluppo, con particolare riferimento all’Africa. Le Nazioni Unite stimano che entro il 2050 la popolazione africana passerà dal miliardo odierno a 2,2 miliardi di persone. 

Oggi l’Africa ospita il 15% della popolazione mondiale, ma nei prossimi quarant’anni peserà per il 49% dell’incremento demografico complessivo. L’alto tasso di fertilità si colloca alla base di questa crescita impetuosa (4,5 figli per donna, rispetto a una media globale di 2,5) e costituisce la ragione fondamentale del fatto che il 40% circa della popolazione del continente nero abbia meno di 15 anni, a fronte di una media mondiale che si aggira attorno al 27%.

Tali statistiche hanno indotto il professore di economia presso l’università di Harvard David E. Bloom (membro dell’Aspen Institute, assai vicino alle posizione dei Rockefeller) a redigere un documento in cui si indica che «alla luce delle difficoltà economiche che caratterizzano la maggior parte del continente, i governi locali dovranno compiere sforzi considerevoli per offrire valide prospettive di lavoro a un così vasto numero di persone.

Se non ci riusciranno, la popolazione è destinata con ogni probabilità a impoverirsi ulteriormente, con gravi conseguenze politiche e sociali. 

Ridurre la fertilità è dunque la sfida maggiore per l’Africa, dal momento che l’alto numero di figli per donna rappresenta la principale ragione del rapido incremento demografico. Affrontarla significa fornire strumenti di contraccezione alle donne che vogliono limitare il numero di figli o posporre le gravidanze, il che presuppone a sua volta che le leadership africane si impegnino in modo onesto e socialmente responsabile sul fronte del controllo delle nascite». 

La connotazione “filantropica” della ricetta dispensata da Bloom decade tuttavia in maniera fragorosa alla luce dei contenuti del National Security Study Memorandum 200 (Nssm-200), uno studio redatto da Henry Kissinger nel 1974 dietro esplicita richiesta del vicepresidente Nelson Rockefeller. 

All’interno del documento, Kissinger evidenziò il nesso esistente tra incremento demografico e sviluppo della potenza politica, economica e militare legata allo sfruttamento delle risorse naturali, individuando nello spopolamento di intere regioni mondiali l’unica soluzione in grado di salvaguardare la supremazia statunitense minacciata dal crescente ruolo politico e strategico che le nazioni più popolose del pianeta si sarebbero progressivamente ritagliate sullo scacchiere internazionale. 

«Il mondo – recita il Nssm-200 – sta diventando sempre più dipendente dalle risorse minerarie che si trovano nei Paesi in via di sviluppo; se la crescita della popolazione dovesse frustrare le ambizioni di sviluppo e di progresso sociale di questi ultimi, l’instabilità che ne deriverebbe finirebbe per minare le esportazioni e i flussi regolari di tali risorse. In questo caso, molti Paesi in via di sviluppo avranno seri problemi collegati alla crescita della popolazione e si imbatteranno in grosse difficoltà a pagare le forniture di materie prime e di energia di cui avranno bisogno in misura sempre maggiore; nei prossimi anni avranno difficoltà a procurarsi fertilizzanti, vitali per la loro produzione agricola. 
L’evolversi delle esportazioni di petrolio e di altre materie prime causerà gravi problemi che andranno a colpire gli Stati Uniti, sia per la necessità di fornire sostegno finanziario, sia per le richieste da parte dei Paesi in via di sviluppo di aumentare i prezzi dei beni che esportano. Un rapido aumento della popolazione creerà un grosso ostacolo per lo sviluppo economico, altrimenti in ascesa, con pesante incidenza sulla crescita del reddito pro capite. Oltre a questo effetto, l’incremento demografico avrà pesanti ricadute su molti altri aspetti della qualità della vita e sul progresso sociale dei Paesi in via di sviluppo».

A detta dell’analista William Engdahl, «il piano di Washington era chiaro. Gli Stati Uniti avrebbero dovuto essere protagonisti nella promozione di programmi per la riduzione della popolazione mondiale: sia direttamente, attraverso i programmi governativi di aiuti chiedendo in cambio l’adozione di un piano per il controllo delle nascite; sia indirettamente, attraverso le istituzioni di Bretton Woods, cioè il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.

Molto crudamente, la nuova politica statunitense era guidata dal principio che “se queste razze inferiori minacciano il nostro ampio approvvigionamento di materie prime a basso costo, noi dobbiamo trovare il modo di far cambiare loro idea”». 

Per risolvere il problema, Kissinger suggerì di adottare «politiche mondiali che mirino a produrre un forte impatto sui problemi globali fondamentali e puntino ad ottenere il controllo sui tassi di natalità – ad esempio, con lo sviluppo di metodi contraccettivi più efficaci e semplici attraverso la ricerca biomedica, cosa che produrrà grossi benefici a tutti i Paesi che dovranno fronteggiare un rapido aumento della popolazione – e a migliorare i metodi di valutazione dei cambiamenti demografici, in modo da aiutare i Paesi in via di sviluppo a calcolare i loro reali tassi di aumento della popolazione a valutare correttamente il loro impatto sulle attività di pianificazione della popolazione e della famiglia». 
Ciò, secondo Kissinger, sarebbe necessario in quanto «uno degli aspetti fondamentali dell’impatto della crescita della popolazione sul benessere politico ed economico mondiale, è quello del cibo. Qui il problema della correlazione tra demografia, ricchezze nazionali, ambiente, produttività e stabilità politica ed economica si unisce alla penuria delle disponibilità di questa risorsa primaria». Per questa ragione, «le sfide maggiori da affrontare saranno l’aumento della produzione alimentare nei Paesi in via di sviluppo e la liberalizzazione del sistema attraverso cui il grano viene trasferito commercialmente dai Paesi produttori a quelli consumatori».

Il Nssm-200, desecretato soltanto nel 1989 dietro forti pressioni eserciate da associazioni pubbliche e scienziati di altissimo livello, indicava implicitamente la necessità, da parte di Washington, di mettere in atto la “rivoluzione verde” escogitata dalla Rockefeller Foundation, la quale si proponeva di eliminare qualsiasi limitazione doganale allo scopo di facilitare l’inondazione dei mercati mondiali di grano prodotto negli Stati Uniti.

Per capitalizzare questo obiettivo, Kissinger proponeva «l’espansione della produzione di beni accessori, necessari al sistema agricolo (fertilizzanti, forniture per accedere all’acqua, semi per terreni ad elevata produttività, ecc.) e l’aumento degli incentivi per incrementare la produttività dei terreni». 

Naturalmente, sarebbero state le imprese multinazionali statunitensi operanti nel settore dell’agri-business ad occuparsi di fornire tali “accessori”; affinché Monsanto, Archer Daniels Midland Company, Bunge, Continental Grain, Nestlé, Tyson Foods, Smithfields e Cargill potessero adempiere al meglio a questa importantissima funzione, Kissinger auspicava «nuovi accordi internazionali sul commercio sul commercio dei prodotti agricoli, abbastanza elastici da permettere la massima redditività ai produttori efficienti».


L’Omc, che prese vita a circa un ventennio (1995) dalla stesura del Nssm-200, ha condotto politiche palesemente rivolte a favorire con ogni mezzo possibile l’attività delle multinazionali dell’agri-business, agevolando la diffusione planetaria degli Organismi Geneticamente Modificati (Ogm) – nel cui novero rientrano le sementi “suicide” – anche attraverso l’ingiunzione alla renitente Unione Europea di spalancare le proprie porte alla produzione e al commercio di questo genere di prodotti malgrado gran parte dell’opinione pubblica e dei rappresentanti politici del “vecchio continente” fosse fortemente contraria a ciò.

La diffusione su scala planetaria di questi prodotti, disciplinata ed imposta obtorto collo da Banca Mondiale e Fmi, ha alterato profondamente il mercato e la produzione interna dei Paesi in via di sviluppo, in modo tale che perdessero l’autosufficienza alimentare per divenire in tutto e per tutto dipendenti dal cibo importato.

Ad aggravare la situazione ha poi contribuito in maniera determinante il Commodity Modernization Act (escogitato da Larry Summers e Timothy Geithner), che ha esteso il mercato dei derivati al campo alimentare; un invito a nozze per la speculazione. Per oltre due miliardi di persone nel mondo che spendono più della metà del loro reddito per sfamare le proprie famiglie, gli effetti scaturiti dalla sinergia negativa tra attività delle multinazionali dell’agri-business, deregolamentazione del mercato e speculazione sono stati terribili. Fino al 1989, l’International Agreement on Coffee aveva mantenuto il corso del caffè entro la forbice compresa tra gli 1 e i 2 dollari a libbra, assicurando un reddito stabile a 25 milioni di piccoli produttori di caffè che lavoravano da 1 a 5 ettari. 

Abolito l’accordo in conformità ai canoni del “pensiero unico”, il caffè scese a 0,5 dollari a libbra, gettando nella miseria e costringendo a chiudere bottega centinaia di migliaia di piccoli coltivatori in Brasile, in Etiopia, in Ruanda e in Vietnam. Le multinazionali operanti nel settore (Nestlé, Kraft, Procter & Gamble, ecc.) ebbero invece modo di accrescere i loro profitti dal 17 al 26%. Nell’agosto 2012, un’istituzione al di sopra di ogni sospetto come la Banca Mondiale ha rivelato che il prezzo del mais era raddoppiato nell’arco di un biennio, fino a toccare i 300 dollari a tonnellata, mentre quello della soia era raddoppiato in un quinquennio, arrivando a sfondare il tetto dei 600 dollari. Ciò ha comportato un rincaro del 10% della spesa alimentare di base delle famiglie in Medio Oriente e in Africa. In seguito all’esplosione del prezzo del grano dovuta alla speculazione, che è alla base dello scoppio della rivolta tunisina del dicembre 2010 da cui ha preso avvio la cosiddetta “primavera araba”, nel 2008 quasi un miliardo di persone sono state etichettate come esseri umani dall’«alimentazione insicura», secondo la definizionedell’Onu. 

«Chi controlla il cibo controlla i popoli», ammoniva Kissinger, che fu tra i primi ad intravedere il filo rosso che lega alimentazione e demografia. 

Ciò ha portato Engdahl ad osservare che «i programmi per la riduzione della popolazione e per la diffusione delle colture geneticamente modificate facevano parte della stessa strategia ad ampio raggio: una drastica riduzione della popolazione – o genocidio, che dir si voglia – attraverso la sistematica eliminazione di intere etnie, come risultato di un preciso disegno politico criminale, presentato sotto la presentabile etichetta di “soluzione del problema della fame nel mondo”».

Fonte: www.enzopennetta.it

fonte: https://crepanelmuro.blogspot.it/

EBook: "Caos: Economia, strategia e geopolitica nel Mondo globalizzato" di Giacomo Gabellini

sabato 2 dicembre 2017

Maestro Franz, il boia che descrisse in un diario tutte le sue esecuzioni


Le origini della parola boia andrebbero fatte risalire all'Antica Grecia poiché, in occasione dei sacrifici, vi era una persona incaricata di uccidere i buoi. Seguendo il corso della storia, il termine greco boietai indicava le strisce di cuoio di bue con cui erano fatti i lacci e la frusta impiegati dai carnefici. 
In epoca romana il termine passò dall'indicare il collare con cui il prigioniero era tenuto fermo, durante la tortura, alle catene ed infine alla professione stessa di carnefice. Franz Schmidt, nato nel 1555 e morto nel 1634, fu un esecutore di pene capitali, un boia, prima per l'abitato di Hof, dal 1573 al 1578, e in seguito per la città di Norimberga, dal 1578 al 1617. L'importanza di questo personaggio è da attribuirsi al fatto che lasciò un dettagliato diario con le 361 esecuzioni eseguite durante la sua più che quarantennale carriera. La storia di Schmidt non si discosta molto da quella di Charles-Henri Sanson, noto tagliagole della rivoluzione francese. La famiglia Schmidt, come la Sanson, si tramandava la mansione di padre in figlio. A differenza di Sanson, Charles-Henri apparteneva ad una famiglia di boia di lunghissimo corso, Franz fu il secondo della propria famiglia ad occuparsi di esecuzioni capitali. Ritengo molto interessante risalire alle cause per cui la famiglia Schmidt abbia iniziato a svolgere questa mansione. Il padre di Franz, Heinrich, in origine svolgeva il lavoro di tagliaboschi nelle vicinanze dell'abitato di Hof in Baviera, tradotta letteralmente in corte.


Dato che esistono molte località che portano questo nome, per distinguerla dalle altre il paese è talvolta chiamato Hof an der Saale, Hof sul Saale, oppure Hof in Bayern, Hof in Baviera. La vita di Heinrich e della famiglia Schmidt mutò improvvisamente il giorno in cui Albrecht II margravio, che corrisponde al titolo italiano di marchese, del Brandenburg-Kulmbach cercò tra la folla un uomo in grado di eseguire l'impiccagione di tre uomini, armaioli, che si erano macchiati del reato, presunto, di attentare alla vita dello stesso margravio. Hof era un piccolo borgo che non aveva la possibilità, il denaro, di mantenere un boia di professione. Normalmente si attendeva l'arrivo di un esecutore di pene capitali professionista dalle città vicine. Quel giorno, per rabbia o per l'impossibilità di chiamare un boia da altri luoghi a causa della presenza di eserciti nemici, Albrecht II decise di riesumare una vecchia tradizione locale secondo la quale colui che doveva porre fine alla vita del criminale, o presunto tale, poteva essere scelto tra le persone presenti alla lettura della sentenza. Accadde che «non avevano un boia in carica e il principe, tra la folla, disse a Heinrich Schmidt, il padre di Franz, “Tu! Sarai tu a impiccarli.” Heinrich ripose “non lo farò”. Disse il principe “o li impiccherai o sarò io ad appenderti, così come i due uomini accanto a te”. Per cui Heinrich obbedì. Dopodiché, non c'era più nulla da fare. Nessuno voleva avere a che fare con lui. Lui e i suoi figli erano condannati a quel lavoro.» [1]


Fu scelto Heinrich, tagliaboschi, per eseguire l'impiccagione dal margravio. 
Albrecht II, nato nel 1522 e morto nel 1557, ricoprì la carica di marchese del Brandenburg-Kulmbach dal 1527 al 1553, era un membro della casata degli Hohenzollern, dinastia tedesca di principi elettori, re di Prussia, sovrani di Romania e imperatori germanici. La famiglia Hohenzollern ebbe origine nell'area intorno alla città di Hechingen in Svezia durante il secolo XI. Presero il nome dal castello di Burg Hohenzollern, presso la città, che fu la loro prima dimora. Albrecht II, a causa della sua natura bellicosa, in vita fu soprannominato Bellator, ovvero la guerra.
Franz Schmidt fu iniziato in giovanissima età all'attività di boia dal padre. La prima esecuzione ufficiale fu quella di un ladro, e il ragazzo la ricorda così: «Leinhardt Russ di Zeyern, un ladro. Ucciso tramite la corda. E' stata la mia prima esecuzione.»


Franz Schmidt, dopo il trasferimento nella grande e ricca Norimberga, sposò una donna dalla quale ebbe sette figli. Lo stipendio, pari a quello dei più ricchi giuristi della città, gli permise d'avere un'abitazione di pregio. La posizione sociale del boia era ambigua poiché «era legalmente autorizzato a torturare e uccidere criminali condannati. Il carceriere professionista è uno dei simboli più evocativi dell'Europa pre-moderna. Queste armi delle giustizia umana erano viste con sospetto e disprezzo dalle comunità che servivano, formalmente emarginate come membri disonorevoli. Eppure Meister Frantz era ampiamente famoso e rimase un membro venerato dai cittadini, ampiamente rispettato per la sua pietà e contemporaneamente per la sua fermezza. La vita di Schmidt, in quasi tutti i suoi aspetti, era stata un grande successo sociale, anche se la disonorevole natura della sua professione impediva costantemente la sua partecipazione aperta a circoli patrici, mettendo lui e la sua famiglia in un unico tipo di limbo sociale.» [2]
La grande capacità lavorativa, come somma di aspetti opposti di pietà e fermezza, consentì a Franz Schmidt lo svolgimento di una vita che oggi potremmo definire agiata, ben diversa da quella di Mastro Titta, il boia di Roma all'epoca dei Papa Re, che attraversava il Tevere esclusivamente per svolgere la propria mansione di boia e durante il resto dell'anno si accontentava di aggiustare e vendere ombrelli.


Il diario delle punizioni inflitte da Franz, vero gioiello per comprendere la vita sociale e giuridica della Baviera del seicento, contiene i conteggi dell'attività svolta: 361 esecuzioni capitali e 345 punizioni minori. Le singole voci contengono la data, il luogo, il metodo di esecuzione, il nome, l'origine del giustiziato e i reati di cui si era macchiato e su cui si basava la sentenza di morte. Schmidt uccise per il tramite della spada, della corda, della ruota, del fuoco e dell'acqua. Il supplizio della ruota, riservato ai criminali violenti, era una forma di tortura e di pena capitale utilizzato a partire dal Medioevo: il condannato era legato per i polsi e le caviglie ad una grande ruota e con una mazza gli venivano rotte le ossa di braccia e gambe. Talvolta al condannato poteva venir inferto il colpo di grazia sullo sterno oppure veniva lasciato vivo per ore esposto al pubblico prima di essere ucciso. Il fuoco era utilizzato per i reati di omosessualità e per coloro che si macchiavano del reato di contraffazione del denaro. Questi episodi si verificarono solo 2 volte durante tutta la carriera di Franz. L'annegamento, previsto per le madri che si erano macchiate del reato di infanticidio, fu commutata nel tempo in cui visse Schmidt nella pena dell'uccisione tramite la spada. Fu Schmidt ad avvalorare la tesi del cambiamento d'esecuzione di sentenza, poiché il supplizio dell'annegamento era dispendioso in termini di tempo e di energie. La donna, che aveva ucciso il proprio figlio, era chiusa in un sacco e gettata nel fiume da un palco costruito nelle immediate vicinanze della riva. Purtroppo non morivano subito e l'aiutante del boia doveva continuamente spingere il sacco con la donna sott'acqua per il tramite di un lungo palo di legno. La decapitazione era veloce e non provocava sentimenti di pietà da parte del popolo convenuto all'esecuzione.


La firma autografa del diario di Schmidt è andata perduta. Le biblioteche di Norimberga e Bamberg possedevano quattro copie scritte a mano tra il XVII secolo e l'inizio del XIX. La prima edizione stampata apparve solo nel 1801. 
Nella sua carriera durata 45 anni, il sobrio Meister Franz ha operato con dignità e sobrietà tanto che Schmidt ricevette la cittadinanza di Norimberga, riuscendo a ripristinare ufficialmente l'onore sociale. 
Quando smise l'attività di boia, nel 1617, iniziò una nuova carriera lucrativa, quella di consulente medico. Nel 1634, anno della morte, gli fu assegnato un funerale di Stato e fu seppellito nel più importante cimitero di Norimberga, a pochi passi da Albrecht Durer e Hans Sachs. 


Fabio Casalini

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/

Citazioni

[1-2] (cit. Zasky, Joel; Failure Magazine: The Faithful Executioner Joel F. Harrington on the life of sixteenth-century executioner Frantz Schmidt)

Bibliografia

God's Executioner, essay in December 21, 2009 Berlin Review of Books, by Joel Harrington, professor at Vanderbilt University, author of The Unwanted Child: The Fate of Foundlings, Orphans, and Juvenile Criminals in Early Modern Germany The University of Chicago Press, 2009

A Hangman’s Diary: Being the Authentic Journal of Master Franz Schmidt, Public Executioner of Nuremberg 1573–1617. Translated by C. Calvert and A.W. Gruner. Edited, with an Introduction, by Albrecht Keller. Published by D. Appleton, second impression October, 1928.


Meister Frantzen Nachrichter alhier in Nürnberg all sein Richten am Leben, published by J.M.F.v.Endter, Nürnberg, 1801


Zasky, Joel; Failure Magazine: The Faithful Executioner Joel F. Harrington on the life of sixteenth-century executioner Frantz Schmidt

Executedtoday.com: June 5th: 1573: Meister Frantz Schmidt’s first execution, interview with Joel f. Harrington

FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.

domenica 26 novembre 2017

un ectoplasma si aggira per l'Europa: Soros e la sua mania di onnipotenza



Una presenza ectoplasmatica si aggira per l’Europa: George Soros, il miliardario ottuagenario la cui longa manus rattrappita sta dietro tutti i movimenti (contro)rivoluzionari del pianeta, le novità pseudoculturali, l’umanitarismo di facciata che nasconde interessi economici inconfessabili.

Osannato dal mondo della cooperazione, dalle ONG e dai partiti progressisti europei, l’arzillo nonnino è ormai diventato in Europa un’icona della filantropia,  il difensore per eccellenza dei diritti umani e delle minoranze straniere e di genere. Ma sotto una crosta superficiale di santità questo personaggio nasconde ben altro, essendo il principale finanziatore a livello mondiale della sovversione controiniziatica che sta portando il mondo alla deriva. Poco noti al grande pubblico sono infatti gli intrecci loschi tra Soros e gli agenti della sovversione.

Ma andiamo per ordine, cominciando col rivelare i legami torbidi tra Soros e il mondo della cooperazione, anche italiana. Stando al quotidiano “Il Sole 24 ore” Soros avrebbe di recente investito sui titoli di alcune cooperative rosse del Nord Italia diventando, con il 5% del capitale sociale, il terzo azionista di alcuni colossi che fanno capo alla Lega delle Cooperative, quella presieduta dal pacioccone Poletti, Ministro del Lavoro dell’attuale governo. L’ingresso di Soros svela il passaggio del mondo della cooperazione italiana da un modello economico di tipo solidale a un modello capitalistico tout court, già da anni adottato dalle cooperative, che ancora oggi si ammantano di un idealismo e di una purezza che non hanno mai posseduto. Insomma, le mani del nonnino Soros sulla cooperazione italiana porta alla luce del sole quel che già si sapeva da tempo e che era sottaciuto da molti: la trasformazione di quel mondo in un potere forte in grado di esercitare pressioni lobbistiche sui governi (e la nomina di Poletti alla guida del Ministero del Lavoro ne è una prova tangibile). Soros finanzia anche la cooperazione bianca, di matrice cattolica. Ben documentata è infatti la partecipazione di Soros alle attività filantropiche della Compagnia delle Opere, che fa capo al colosso cattolico Comunione e Liberazione. In concomitanza con l’aumento dei flussi migratori verso il nostro paese, molte cooperative bianche e rosse hanno di recente riconvertito le loro attività nel sociale,  precedentemente concentrate in settori quali i servizi educativi e sanitari, in attività di accoglienza e di gestione dei profughi. E’ quindi nata negli ultimi anni una costellazione di strutture residenziali e di comunità per accogliere e integrare i clandestini portati in Italia dalle ONG che operano nel Mediterraneo per il salvataggio di costoro.

Altro aspetto, questa volta più noto, dell’intraprendenza “filantropica” di Soros è il suo legame a doppio filo con le ONG, specialmente con quelle che si occupano della promozione dei diritti umani, in paesi dove vengono a loro dire calpestati. Attraverso la Open Society Foundation Soros ha creato in pochi anni una vera e propria ragnatela in cui sono state attirate migliaia di ONG, spesso politicizzate e ideologizzate in senso radical progressista, che operano come agenti di disturbo verso i governi legittimamente eletti di paesi non allineati. Il caso della Siria è emblematico: attraverso una machiavellica propaganda mediatica queste ONG hanno creato a tavolino la fola della Siria violatrice di diritti umani e diffuso l'immagine demoniaca di Assad dittatore sanguinario che tortura i suoi cittadini.

Altro aspetto veramente inquietante della rete labirintica creata da Soros per destabilizzare il mondo è il generoso finanziamento che egli elargisce alle associazioni LGBTQ. Secondo i documenti desecretati da Wikileaks, l’organizzazione di Julian Assange, è Soros il principale finanziatore del movimento delle Pussy Riots, un gruppo punk di donne russe sciamannate che contesta con atti provocatori Putin e l'attaccamento del popolo russo alle tradizioni patrie, e le laide Femen ucraine, sospettate di simpatie naziste. Come è lo stesso Soros a finanziare, solo per fare un esempio tra i tanti, l’Arcigay e tante altre associazioni gay e gender.

Il filo rosso che unisce Soros alle ONG che operano nel Mediterraneo è poi noto a tutti (o quasi). E’ lui che finanzia le navi che solcano il Mediterraneo per soccorrere i clandestini caricati nelle carrette degli scafisti. Anche se più che di soccorso bisognerebbe parlare di complicità vera e propria tra gli operatori ONG e gli scafisti, come alcune recenti indagini della magistratura italiana hanno rivelato. D’altra parte i referenti delle ONG non nascondono, con un certo autocompiacimento, la loro stretta collaborazione con la Open Society Foundation sorosiana, e i bilanci di tali ONG palesano il finanziamento diretto da parte di essa. Il legame tra il magnate ungherese e le ONG dei “profughi” è così stretto che quando il mese scorso il governo libico ha deciso di vietare alle navi ONG di accostarsi alle coste libiche per caricare i clandestini, Soros ha avuto un’esplosione di rabbia, tempestando di telefonate tutti i big della politica internazionale, ONU compresa, per bloccare la decisione del governo libico. E per sensibilizzare l’opinione pubblica occidentale Soros ha già pronto l’avvio di un nuovo movimento di protesta pro migrates, i No Borders, che si attiveranno con manifestazioni e provocazioni di ogni tipo in tutti i paesi europei. Solita strategia della manipolazione dell’opinione pubblica a suon di slogan e attivismo a pagamento, insomma. Cambiamo gli attori ma la trama e il regista restano uguali.

Che dire, per concludere, di questo magnate con il chiodo fisso della democrazia a tutti i costi? Ma che cosa intenderà mai il filantropo Soros con il termine “democrazia”? Potere al popolo, come l’etimologia suggerisce, o potere alle élite illuminate che sovrastano il popolo prendendo decisioni non condivise che peggiorano la qualità della vita? Democrazia come solidarietà e difesa delle fasce più deboli della cittadinanza o democrazia del denaro? Rispetto dell’autodeterminazione dei popoli o imposizione della democrazia attraverso campagne di demonizzazione o campagne militari? Lascio ai più lungimiranti l’ardua risposta.

fonte: http://federicafrancesconi.blogspot.it/

giovedì 23 novembre 2017

aspartame - la scomoda verità


L'aspartame non è stato approvato per l'utilizzo negli alimenti fino al 1981. 

Per oltre otto anni la FDA (Food and Drug Administration - Amministrazione degli Alimenti e dei Medicinali) ha rifiutato di approvare l'uso dell'aspartame a causa delle convulsioni e dei tumori al cervello che questa sostanza ha provocato negli animali da laboratorio.

L'FDA ha continuato a rifiutare di approvarlo fino a che il presidente Reagan non prendesse la carica (era molto amico della G. D. Searle - adesso Monsanto) e licenziasse il commissario della FDA che aveva negato l'approvazione dell'aspartame. Successivamente, il Dott. Arthur Hull Hayes fu nominato commissario. Ma la forte opposizione per l'approvazione di questa sostanza continuava a tal punto che venne nominata una Commissione Investigativa. Il responso della Commissione recitava così: "non approvare l' aspartame". 

Tuttavia il Dott. Hayes passò sopra la decisione della commissione e approvò ugualmente l'aspartame.
Poco tempo dopo aver approvato l'utilizzo dell'aspartame anche nelle bevande gassate, il commissario Arthur Hull Hayes, firmò un contratto di collaborazione con l'agenzia delle pubbliche relazioni della G.D. Searle...


Danni a lungo termine 

L'aspartame causa danni "lenti e silenziosi" in tutte quelle persone che sono così sfortunate da non avere reazioni immediate e che non hanno quindi un motivo per evitarlo.

Potrebbero volerci una, cinque, dieci, quarant'anni, ma alla lunga si manifesteranno gravi problemi (alcuni reversibili e altri no) per tutte quelle persone che ne fanno uso abituale.

METANOLO (alcool metilico/veleno) (contenuto nell'aspartame almeno al 10%). 

Il metanolo è un veleno mortale. Alcune persone ricorderanno che il metanolo causò la morte e la cecità di molti consumatori di vino qualche anno fa. Il metanolo viene liberato gradualmente nel piccolo intestino quando il gruppo metilico dell'aspartame incontra l'enzima chimotripsina. 
L'assorbimento di metanolo nel corpo è accelerato considerevolmente quando viene ingerito metanolo libero. Il metanolo libero si forma nell'aspartame quando viene riscaldato oltre i 30° C.

Questo avviene quando un prodotto contenente aspartame viene immagazzinato e conservato impropriamente o quando viene riscaldato (per esempio, come componente di un qualsiasi prodotto alimentare). 

All'interno del corpo il metanolo si trasforma in acido formico ed in formaldeide. La formaldeide è una neurotossina mortale. Una valutazione dell'EPA (Enviromental Protection Agency - Agenzia per la protezione ambientale - USA) sul metanolo dichiara che il metanolo "viene considerato un veleno ad accumulo, grazie al bassissimo tasso di escrezione una volta assorbito. Nel corpo, il metanolo viene ossidato in formaldeide ed in acido formico; entrambi questi metaboliti sono tossici." I ricercatori dell'EPA raccomandano un limite massimo di consumo di 7,8 mg al giorno. Un litro di bevanda dolcificata con aspartame contiene circa 56 mg di metanolo. I consumatori abituali di prodotti contenenti aspartame consumano fino a 250mg di metanolo al giorno, 32 volte il limite massimo suggerito dall' EPA. 

I problemi da avvelenamento di metanolo maggiormente conosciuti sono i problemi relativi alla vista. La formaldeide è un agente cancerogeno ben conosciuto e causa danni alla retina, interferisce con la riproduzione del DNA e causa difetti di nascita. Data la mancanza di alcuni enzimi chiave, gli esseri umani sono molto più sensibili agli effetti tossici del metanolo rispetto agli animali. Di conseguenza, le prove sull'aspartame e sul metanolo fatte a spese degli animali da laboratorio non riflettono correttamente il pericolo per gli esseri umani. Come precisato dal Dott Woodrow C. Monte, direttore del laboratorio di Scienza degli Alimenti e della Nutrizione dell'Università di Stato dell'Arizona, "non ci sono studi effettuati sugli umani o sui mammiferi per valutare possibili effetti mutageni, teratogenici, o cancerogeni causati dall'assunzione cronica dell'alcool metilico. " 

E' stato precisato che i succhi di frutta e le bevande alcoliche contengono piccole quantità di metanolo. E' importante però ricordare che il metanolo contenuto nei prodotti naturali non compare mai da solo. In ogni caso, l'etanolo è presente, solitamente in quantità superiore a quella del metanolo. L'etanolo è un antidoto naturale per la tossicità del metanolo negli esseri umani. Le truppe americane durante la guerra del golfo furono dissetate con grandi quantità di bevande dolcificate con aspartame che erano state riscaldate oltre i 30° C dal sole dell'Arabia Saudita. Molti di loro tornarono a casa con numerosi disturbi simili a quelli riscontrati nelle persone avvelenate chimicamente dalla formaldeide. Il metanolo libero nelle bevande può essere stato uno dei fattori che hanno contribuito alla manifestazione di questi disturbi. Altri prodotti della scomposizione dell'aspartame come la dichetopiperazina (DKP), possono essere stati un'altro fattore scatenante. 

In un atto del 1993 che può essere descritto soltanto come "incosciente", l'FDA approvò l'aspartame come ingrediente in numerosi prodotti alimentari che possono venire riscaldati al di sopra dei 30° C. 
Cosa ancora più grave, il 27 giugno 1996, senza un pubblico avviso, l'FDA ha rimosso tutte le limitazioni riguardanti l'impiego dell'aspartame permettendo così il suo utilizzo in tutto, compresi gli alimenti che vengono riscaldati o cotti. 

La verità circa la tossicità dell'aspartame è molto lontana e diversa da quello che la NutraSweet Company divulga e vuole far credere al pubblico. Nel febbraio del 1994, il DHHS (Department of Health and Human Services - dipartimento della salute e dei servizi umani) degli Stati Uniti ha reso pubblico l'elenco degli effetti collaterali segnalati alla FDA (DHHS 1994). 
L'aspartame ha rappresentato più del 75% di tutti gli effetti collaterali segnalati all'ARMS (Adverse Reaction Monitoring System - Sistema di Controllo degli Effetti Collaterali) della FDA. 
La stessa FDA ammette che soltanto L'UN PER CENTO di coloro che hanno dei problemi relativi alla consumazione di quello che mangiano lo comunica all'amministrazione. Questo vuol dire che i 10.000 reclami ricevuti potrebbero in realtà quantificarsi intorno al milione. Tuttavia, l'FDA ha un grosso problema nel conservare e rispondere ai reclami che gli pervengono (non hanno mai risposto alla lettera raccomandata normalmente dal WEBMASTER di questo sito internet... una delle principali vittime!) e inoltre tendono a scoraggiare qualsiasi forma di protesta. La questione è che la MAGGIOR PARTE delle vittime non hanno nessun indizio o informazione sul fatto che possa essere l'aspartame la causa di molti dei loro problemi! Molte delle reazioni fisiologiche causate dall'aspartame sono pericolosissime e vanno fino alle convulsioni e la morte.

Queste sono le reazioni e gli effetti collaterali:

- dolori addominali
- attacchi d'ansia
- artrite
- asma
- reazioni asmatiche
- rigonfiamento, edema (ritenzione dei liquidi)
- problemi riguardanti il livello dello zucchero presente nel sangue (Ipoglicemia o Iperglicemia)
- cancro al cervello (studi animali effettuati prima dell'approvazione)
- difficoltà respiratorie
- bruciore degli occhi e della gola
- bruciore nell'urinare
- difficoltà del pensiero logico
- dolore alla cassa toracica
- tosse cronica
- affaticamento cronico
- stato confusionale
- morte
- depressione
- diarrea
- capogiri
- eccessiva sete o fame
- affaticamento
- distorsione della realtà
- arrossamento del viso
- perdita dei capelli (calvizie) oppure assottigliamento dei capelli
- mal di testa/emicrania, capogiri
- perdita della capacità uditiva
- palpitazioni
- orticaria
- ipertensione (pressione alta)
- impotenza e altri problemi sessuali
- scarsa concentrazione
- predisposizione alle infezioni
- insonnia
- irritabilità
- pruriti
- dolore delle giunture
- laringite
- annebbiamento del pensiero
- accentuato cambio della personalità
- perdita della memoria
- problemi e cambio del ciclo mestruale
- spasmi muscolari
- nausea e vomito
- formicolio e intorpidimento delle estremità
- reazioni allergiche e simili
- attacchi di panico
- fobie
- riduzione della memoria
- aumento del battito cardiaco
- reazioni cutanee
- convulsioni
- difficoltà di pronuncia
- dolori nel deglutire
- tachicardia
- tremori
- Tinnitus
- Vertigini
- perdita della vista
- aumento di peso

L'aspartame peggiora o imita i sintomi delle seguenti malattie:

- Fibromialgia
- Artrite
- Sclerosi multipla
- Morbo di Parkinson
- Lupus
- Sensibilizzazione verso molti agenti chimici
- Diabete e complicazioni diabetiche
- Epilessia
- Morbo di Alzheimer
- Difetti di nascita
- Sindrome da affaticamento cronico
- Linfoma
- Malattia di Lyme
- Problemi di concentrazione
- Attacchi di panico
- Depressione e altri problemi psicologici

Come accade tutto questo: 

Il metanolo, derivato dall'aspartame, viene liberato nell'intestino tenue quando il gruppo metilico dell'aspartame incontra l'enzima chimotripsina (Stegink 1984, pagina 143). Il metanolo libero comincia a formarsi quando un qualsiasi prodotto liquido che contiene aspartame viene portato ad una temperatura superiore ai 30° C... questo avviene naturalmente anche all'interno del corpo umano. 
Il metanolo viene quindi convertito in formaldeide. La formaldeide dà luogo alla formazione di acido formico, il veleno delle formiche. L' acido formico è tossico e viene usato come attivatore degli sverniciatori per i rivestimenti all'uretano ed a resina epossidica. Immaginate che cosa fa ai vostri tessuti!

La fenilalanina e l'acido aspartico costituiscono il 90% dell'aspartame e questi aminoacidi, se assunti con l'alimentazione, vengono usati normalmente dal nostro organismo per la sintesi del protoplasma.

Ma quando non sono accompagnati dagli altri amminoacidi che normalmente ingeriamo in un normale pasto di contenuto proteico [ne usiamo circa 20], diventano neurotossine.

Questo è il motivo per la quale troviamo, sull'etichetta dei prodotti EQUAL e su altri prodotti che contengono aspartame, l'avvertenza riguardante la Fenilchetonuria (PKU). Il 2% della popolazione soffre di questo disturbo che comporta una estrema sensibilità a questa sostanza, a meno che non derivi dall'alimentazione. Questo provoca problemi al cervello e diversi difetti di nascita! Alla fine, la fenilalanina si trasforma in DKP (dichetopiperazina), una sostanza che provoca il tumore del cervello. 

In altre parole: L'aspartame si converte in sottoprodotti pericolosi ai quali non esistono contromisure naturali. Lo stomaco vuoto di una persona a dieta accelera queste conversioni e ne amplifica i danni. I componenti dell'aspartame vanno dritti al cervello, causando forti emicranie, confusione mentale, convulsioni e problemi di equilibrio. I ratti e gli altri animali usati come cavie da laboratorio sono poi morti a causa di tumori al cervello.

Malgrado le asserzioni difensive della Monsanto e di altre società:

1. Il metanolo dell'alcool e delle spremute non viene convertito in formaldeide in nessuna misura significativa. Esistono delle forti evidenze scientifiche per confermare questo fatto riguardante le bevande alcooliche e delle prove ragionevolmente fondate per le spremute. 

2. La formaldeide ottenuta dal metanolo è molto tossica anche in dosaggi *bassissimi* come evidenziato da recenti ricerche scientifiche. 

3. La tossicità cronica e le reazioni e danni causati dall'aspartame derivano dalla trasformazione del metanolo in formaldeide e da altri prodotti della sua metabolizzazione anche se le industrie cercano di dimostrare il contrario con delle ricerche a breve durata usando una sostanza sperimentale che è chimicamente differente e che viene assorbita diversamente rispetto alla sostanza originale che viene messa in vendita.
Quasi tutti gli studi indipendenti comunque, "stranamente" indicano che l'aspartame può causare gravi problemi di salute. 

4. Una scappatoia usata comunemente dalla Monsanto è di sostenere che l'aspartame è "sicuro" ma che tuttavia alcune persone potrebbero avere delle reazioni "allergiche". Questo tipo di assurdità è tipica della Monsanto. I test effettuati da loro indicano che l'aspartame non causa reazioni "allergiche". Questo è il loro modo di provare a minimizzare e nascondere le
numerose e gravi reazioni tossiche che la gente sta subendo come conseguenza dell'utilizzo a lungo termine dell'aspartame.

Sommario

Date le seguenti argomentazioni, per i ricercatori diventa definitivamente prematuro scartare il ruolo del metanolo negli effetti secondari dell' aspartame:

1. La quantità di metanolo ingerita grazie all'aspartame è senza precedenti nella storia umana. Il metanolo che si ingerisce dal succo di frutta non si avvicina neanche lontanamente alla quantità di metanolo ingerita con l'assunzione dell'aspartame, particolarmente per le persone che ingeriscono ogni giorno da uno a tre litri (o più) di bevande dietetiche. Diversamente dal metanolo che deriva dall'aspartame, il metanolo dai prodotti naturali probabilmente non viene assorbito o non viene convertito nei relativi metaboliti tossici in misura significativa come discusso precedentemente. 

2. La mancanza di riscontri scientifici relativi ai cambiamenti dei livelli di acido formico e di formaldeide nel plasma non preclude che i danni siano causati da questi metaboliti tossici. I cambiamenti dei livelli spesso non si possono riscontrare se l'assunzione del metanolo avviene per un breve periodo. 

3. I prodotti che contengono aspartame il più delle volte forniscono poche o nessuna delle sostanze nutritive che possano proteggere dall'avvelenamento cronico da metanolo e spesso vengono consumati fra i pasti. Le persone che ingeriscono questi prodotti per seguire una dieta a basso contenuto calorico spesso hanno delle carenze nutrizionali maggiori rispetto alle persone che bevono spremute fresche. 

4. Le persone con determinati problemi di salute o che usano determinate droghe possono essere molto più suscettibili all'avvelenamento cronico del metanolo. 

5. Un avvelenamento lento dovuto all'assunzione prolungata di queste sostanze sfocerà in malattie croniche ed in effetti collaterali. Molte malattie croniche che sembrano comparire improvvisamente in realtà sono maturate gradualmente nel corpo per molti anni.

6. Un numero crescente di ricerche indica che molta gente è altamente sensibile anche a dosi bassissime di formaldeide nell'ambiente. L' esposizione ambientale alla formaldeide e da ingestione di metanolo (che si converte in formaldeide) derivato dall'aspartame probabilmente ha un effetto cumulativo deleterio. 

7. E' stato riscontrato che l' acido formico tende ad accumularsi lentamente in varie parti del corpo. L' acido formico inibisce (secondo alcuni studi) il metabolismo dell' ossigeno.

8. Un sempre maggiore numero di persone quando ingerisce dei prodotti che contengono aspartame per un periodo prolungato di tempo, mostra dei problemi cronici di salute simili agli effetti collaterali dovuti all'avvelenamento cronico da metanolo. Questo include molti casi di lesione dell'apparato visivo simili al tipo di lesione riscontrato nei casi di avvelenamento da
metanolo.

Nota aggiuntiva sugli effetti tossici dell'aspartame:
spesso occorrono almeno sessanta giorni senza nessuna assunzione di aspartame (NutraSweet) per vedere un miglioramento significativo. Controllare con molta attenzione tutte le etichette (comprese vitamine e prodotti farmaceutici). Cercare la parola "aspartame" sull' etichetta ed evitarla, (evitare anche "acesulfame-k" o "sunette")
Per finire, evitare tutte quelle informazioni nutrizionali provenienti dalle organizzazioni che gestiscono le pubbliche relazioni delle industrie alimentari che producono "cibi spazzatura" come la IFIC o dalle organizzazioni che accettano finanziamenti dall'industria alimentare chimica e dei cibi spazzatura come l'Associazione Dietetica Americana.

Se siete dei consumatori di un qualsiasi prodotto contenente aspartame e avete problemi fisici, visivi, o mentali... fate una prova: evitate di assumere aspartame per 60 giorni. Se, dopo due mesi senza aspartame i vostri sintomi sono spariti, o sono diminuiti, partecipate con noi a eliminare questa neurotossina dal mercato.

Scrivete una lettera alla FDA, mandando una copia a Betty Martini (per provare che l'FDA non conserva i reclami che gli pervengono). Scrivete ai vostri politici. Restituite i prodotti che contengono l'aspartame dove li avete acquistati... e chiedete un rimborso COMPLETO. Fate un gran casino se non vi rimborsano completamente! Convincete tutti i vostri amici, e familiari... che staranno meglio se smetteranno di usare l'aspartame... e coinvolgeteli a fare lo stesso. 

L'aspartame è diventato "un dolcificante approvato" ad opera di alcune persone avide e disoneste che speculano calpestando la vita e la salute della gente. Visto che sia l'FDA che i politici sono ampiamente compromessi in questo scandalo, soltanto un pubblico INFORMATO ed ATTIVO potrà ottenere la riclassificazione di questo "additivo alimentare" in SOSTANZA TOSSICA e la sua rimozione dal ciclo alimentare umano.

Fonte: www.disinformazione.it

fonte: https://crepanelmuro.blogspot.it/

martedì 21 novembre 2017

pornografia e feticismo, la postmodernità delle anime morte

La postmodernità non è un esercizio filosofico, è la prassi che la nuova classe finanziaria dominante ha messo in atto per appropriarsi di ulteriori ricchezze attraverso un insieme di strategie comunicative e tramite la colonizzazione dell’inconscio. Nel contesto politico attuale, nel tempo malsano e degradato dell’egemonia dei banksters, la democrazia appare sempre più agonizzante e i Parlamenti degli Stati europei si sono svuotati di potere politico rappresentativo. I partiti tradizionali non avendo veri programmi si sono trasformati solo e unicamente in dispositivi elettorali per vincere le elezioni, e il liberismo ha sostituito le classi sociali con le categorie borghesi e popolari a-politiche e decontestualizzate: le “donne”, i “giovani”, gli “immigrati”, i “gay”, e via discorrendo. Ai diritti sociali, tutela del benessere moderno, welfare e lavoro, si sono sostituiti i diritti civili ed estetici: unioni civili, ius soli, maternità surrogata. Sparite dunque le classi (e le lotte di classe) oggi ci si concentra sull’individuo. Del resto «la società non esiste, esistono gli individui», chiosava Margaret Thatcher, punta di diamante del neoliberismo delle origini, capace di coniugare saldamente dumping salariale e riduzione del welfare a condizioni individuali, formalmente libere dalle imposizioni morali ma anche sociali tipiche delle ideologie.
Schiavitù economica contrabbandata come libertà per i singoli, ma fino a un certo punto, perché si mina alla base il concetto di uguaglianza (perché dovremmo essere uguali? L’individuo non deve essere uguale a nessun altro) per favorire l’individualismo Trumpthatcheriano. Negli ultimi 10 anni si sono diffuse in Europa vari tipi di forze politiche, che sono state definite dal potere“populismi”: Indignados, Sovranisti, Podemos, M5S. Ma secondo l’ordine simbolico e linguistico imposto dal potere, con il solo obiettivo di rinsaldare il proprio dominio sui dominati, è necessario controllare la popolazione, e mantenere la massa schiavizzata in una condizione di subalternità, in modo tale che la neolingua possa diventare veicolo di potenziamento dei valori del neoliberismo. Dal 1989 il capitale ha adottato una nuova neolingua, e chiunque metta in discussione il potere oligarchico viene demonizzato come disfattista, complottista, o populista. La categoria di populista serve esattamente a diffamare ogni prospettiva che assuma la parte del Servo e non del Signore (“Fenomenologia dello spirito”, W. Friedrich Hegel).
Oggi viene diffamato chiunque prenda la difesa dei lavoratori precarizzati e schiavizzati, perché ciò contraddice il potere, che vuol contrabbandare i propri dogmi ideologici come fossero interessi universali: concorrenza, competitività, globalizzazione, delocalizzazione, cancellazione dell’articolo 18, licenziabilità senza giusta causa, flessibilità. Chiunque abbia il coraggio di svelare il vero significato oscurato della neolingua viene silenziato come populista e complottista, incapace di accettare la mera ricostruzione dei fatti e degli eventi prospettata dalla mediatizzazione della realtà, che il potere ci mostra quotidianamente sugli schermi televisivi. Il termine “populismo” o “antipolitica”, viene quindi usato dal potere con toni spregiativi e diffamatori, è diventato una specie di  parolaccia. E i media ci presentano una realtà confusa e distorta, Grillo come Trump, Raggi come "Libero" sulla RaggiObama, l’imperatore buono, Premio Nobel per la pace, in realtà ha sostenuto 7 guerre in contemporanea (Afghanistan, Libia, Somalia, Pakistan, Yemen, Iraq e Siria).
Modernità e Postmodernità. Termini che indicano lo spirito di una civiltà, nel suo divenire storico, antropologico e culturale. La distinzione va ricercata secondo un’analisi marxista, l’aforisma di Marx, per cui «la cultura dominante coincide perfettamente con la cultura della classe dominante» (Karl Marx, “Ideologia tedesca”). Le realtà virtuali, l’iperrealtà, sono la matrice della Postmodernità, strettamente correlate all’uso di macchine creatrici di virtualità: Pc, Tablet, iPhone… Se la “produzione” è la cifra della Modernità, la “simulazione” è quella della Postmodernità. La Postmodernità ridimensiona la produzione per favorire la simulazione, sposta ingenti masse di salariati dalle fabbriche al terziario o oltre, azzera quella middle class che era il volano dell’economia dei consumi, chiude impianti produttivi. La disoccupazione di massa è la vera piaga della postmodernità: felicità virtuale e disperazione reale.
L’Illuminismo aveva concentrato l’attenzione sull’impatto politico della nuova mentalità scientifica, che inneggiava all’“Homo faber fortunae suae”, e aveva indotto i nuovi uomini a sostenere le prime grandi rivoluzioni della storia, Rivoluzione Americana 1776, Rivoluzione Francese 1789. Il background filosofico culturale entro cui nasce il populismo è dunque l’età postmoderna, che propone una narrazione sempre più inquieta e socialmente devastante, dove le solide narrazioni della modernità si sono frantumate contro il nonsense di un sistema sociale globalizzato, sfilatosi verso una remota periferia a-ideologica. Diversi autori hanno percepito in anticipo l’avvento del postmoderno, e lo hanno interpretato attraverso la loro acuta sensibilità, a partire dagli anni ’70: Jean-François Lyotard, Guy Debord, Jean Baudrillard, Marc Augé, Zygmunt Bauman. Al popolo postmoderno non interessa la “verità” dei fatti né il senso degli eventi, perché vuole ascoltare solo leTarantinonarrazioni, favole illusionistiche, simulacri evanescenti, emersi direttamente dal nuovo oscuro inconscio collettivo, e dalla società dello spettacolo.
Le nuove minacce metropolitane sono: migranti e clandestini che invadono il paese, offrendo manodopera a basso costo, ingrossando le file della microcriminalità e minando così la serenità sociale; grottesche crociate contro l’Islam; politiche di austerity che massacrano l’economiadell’Italia, divenuta il Sud Europa. La “notizia” della postmodernità è una fake news, consiste nella negazione stessa dell’informazione, perché non mira a informare sulla “verità” dei fatti, ma li reinterpreta deformandoli, proprio per oscurarli completamente (Marco Travaglio, “La scomparsa dei fatti”). Jean-François Lyotard, nel suo testo “La condizione postmoderna” (1979), conia il nuovo termine di “postmoderno” per definire l’epoca attuale. Il termine designa uno sviluppo tecnologico e scientifico che ha delle ricadute immediate sulla vita quotidiana e sulla politica. Lo sviluppo tecnologico diventa sempre più invasivo per il benessere neurovegetativo umano (“Psyche e Techne”, Umberto Galimberti). La pornografia dei media produce la molteplicità dei linguaggi, la contaminazione degli stili, un citazionismo ossessivo (film di Quentin Tarantino), tipico di un’epoca che non ha più nulla da dire, se non ripetere all’infinito, in modalità sempre diverse, le stesse tematiche.
Ne è derivata la perdita di centralizzazione nell’organizzazione dello Stato (federalismo), la perdita di sovranità (euro, Ue), un aumento dei “processi di disgregazione dello Stato Nazione”. L’Occidente sta vivendo una stagione sconcertante, attraversata dalle rapidissime trasformazioni scientifico-tecnologiche. Con grande lucidità, Lyotard propone una partizione storiografica tra l’epoca moderna (secoli XVII e XX) e l’epoca post-moderna, che si è affermata compiutamente nel tardo Novecento. I moderni e i postmoderni professano una visione dell’uomo, della società e in genere della realtà, antitetiche nei loro aspetti più essenziali. L’idea forte dei moderni è il progresso umano, essi concepiscono la storia come un processo di emancipazione progressiva nella quale l’uomo realizza e arricchisce le proprie facoltà. L’idea forte della modernità è il progresso, inteso come orientamento a un modello di vita e di azione, come aspirazione a valori ultimi, fondati sulla capacità dell’uomo di esercitare la ragione. Ciò che definisce l’essenza della condizione post-moderna, invece, è proprio la negazione della capacità umana di produrre il progresso, una sorta di nichilismo dei valori. Ne segue la negazione della scuola e dell’università come agenti di Guy Debordsocializzazione e orientamento di valori. La perdita di potere e di funzione sociale dell’intellettuale, che a partire dall’età dei Lumi era stato la coscienza della modernità. Tutto molto strano per quella che viene definita la «società della conoscenza».
Guy Debord, di formazione hegeliana e marxista, è stato uno dei critici più importanti delle società occidentali avanzate. L’incipit della “Società dello Spettacolo” (1967) riprende a un secolo di distanza quello del “Capitale” (1867) di Marx: «Tutta la vita delle società moderne in cui predominano le condizioni attuali di produzione si presenta come un’immensa accumulazione di merci». L’incipit dell’opera di Debord è: «Tutta la vita delle società nelle quali predominano le condizioni moderne di produzione si presenta come un’immensa accumulazione di spettacoli» (“La Società dello Spettacolo”). Secondo Debord, La caratteristica principale del capitalismo moderno consiste nell’accumulazione del capitale, nell’espansione delle tecnologie della comunicazione, e nel «feticismo delle merci». Quest’aspetto dello spettacolo è sicuramente «la sua manifestazione sociale più opprimente» («Lo spettacolo non è un insieme di immagini ma un rapporto sociale fra individui mediato dalle immagini»). Tuttavia lo spettacolo è necessariamente falso ed ingannevole, giacché struttura le immagini secondo gli interessi di una parte della società.
«Per il fatto stesso che lo spettacolo è separato, è il luogo dell’inganno dello sguardo e il centro della falsa coscienza». Lo spettacolo è così il prodotto della mercificazione della vita moderna, il progresso del capitalismo consumistico verso il feticismo e la reificazione. E poi, giacché la comunicazione dei media è unilaterale, il Potere giustifica se stesso attraverso un incessante discorso elogiativo del capitalismo e delle merci da esso prodotte. «Lo spettacolo è il discorso ininterrotto che l’ordine presente tiene su se stesso, il suo monologo elogiativo. È l’autoritratto del potere». Lo spettacolo del capitalismo presuppone quindi l’assenza di dialogo, poiché è solo il potere a parlare. «Il sistema economico fondato sull’isolamento è una produzione circolare di isolamento». Ridotto al silenzio, al consumatore non resta altro che ammirare le immagini che altri hanno scelto per lui. L’altra faccia dello spettacolo è l’assoluta passività del consumatore, il quale ha esclusivamente il ruolo, e Pulp Fictionl’atteggiamento, del pubblico, ossia di chi sta a guardare, e non interviene. In questo modo lo spettatore è completamente dominato dal flusso delle immagini, che si è ormai sostituito alla realtà, creando un mondo virtuale nel quale la distinzione tra vero e falso ha perso ogni significato.
È vero ciò che lo spettacolo ha interesse a mostrare. Tutto ciò che non rientra nel flusso delle immagini selezionato dal potere, è falso, o non esiste. Come l’immagine si sostituisce alla realtà, la visione dello spettacolo si sostituisce alla vita. I consumatori piuttosto che fare esperienze dirette, si accontentano di osservare nello spettacolo tutto ciò che a loro manca. Per questo lo spettacolo è il contrario della vita. Debord descrive in questi termini l’alienazione del consumatore: «Più egli contempla, meno vive; più accetta di riconoscersi nelle immagini dominanti del bisogno, meno comprende la sua propria esistenza e il suo proprio desiderio». In una società mercificata, sostiene Debord, è la merce ad avere un ruolo centrale. Ogni merce promette il soddisfacimento dei bisogni, e quando arriva l’inevitabile delusione, dovuta al fatto che tali bisogni sono fittizi e manipolati, subentra una nuova merce pronta a mantenere la promessa disillusa dall’altra. Si crea così una concorrenza tra le merci, rispetto alla quale il consumatore frustrato è un mero spettatore.
Questo modello impregna di sé, ormai, tutta la vita sociale, divenendo il prototipo di ogni competizione, compresa quella politica. Questa si riduce alla competizione tra leader che vendono la propria immagine come una merce, e fanno promesse che non manterranno mai. Il tutto nell’assoluta passività e apatia dei “cittadini”. Alle regionali siciliane Vittorio Sgarbi si presenta con un movimento, “Rinascimento siciliano”, insieme a Morgan e Giulio Tremonti, proponendo un trinomio decisamente bizzarro, composto da vecchi arnesi della politica spettacolo, camuffati da nuova proposta rinascimentale. La società è completamente dominata da immagini falsificate che sostituiscono la realtà, facendo scomparire qualsiasi verità al di là della falsificazione continua. Ciò determina una disincantata rilettura della storia, definitivamente sottratta a ogni finalismo e quindi anche della democrazia. La finzione di democrazia è mantenuta in vita solo attraverso la costruzione di un nemico comune, il quale consente una falsa unità che ricopre la realtà della separazione gerarchica tra dirigenti ed esecutori. È questo Sgarbi con Morganil ruolo del terrorismo. «Questa democrazia così perfetta fabbrica da sé il suo inconciliabile nemico, il terrorismo. Vuole infatti essere giudicata in base ai suoi nemici piuttosto che in base ai suoi risultati».
La mondializzazione dell’economia è l’apogeo di questo processo che si distingue da ciò che l’ha preceduta per un solo elemento, ma d’importanza decisiva. «Il fatto nuovo è che l’economia abbia cominciato a fare apertamente guerra agli umani; non più soltanto alle possibilità della loro vita, ma anche a quelle della loro sopravvivenza». Si può quindi affermare che «l’economia onnipotente è diventata folle, e i tempi spettacolari non sono altro che questo». Nella comunità la comunicazione prende la forma del dialogo e della discussione ai quali ciascuno può partecipare, condizione necessaria per prendere decisioni in comune. Questa comunicazione diretta è l’opposto di quella unilaterale dello spettacolo, nel quale una parte separatasi dalla totalità pretende di essere l’unica a parlare impartendo ordini che il resto della società deve limitarsi ad eseguire. Per essere rivoluzionario, dunque, il proletariato dovrebbe riprendere coscienza del tempo storico, ossia del fatto che l’economia è il vero motore della storia. A questa presa di coscienza si oppone lo spettacolo che cerca di perpetuarsi diffondendo la finzione di un eterno presente che pretende di aver posto fine alla storia.
Jean Baudrillard poi, altro acuto osservatore del postmoderno, ha illustrato la frammentazione dell’identità e l’immagine frammentata del mondo e dell’uomo, confezionata dai mass media contemporanei, i quali trasformano il mondo in una serie di pseudo-eventi di natura spettacolare. Per lo spettatore dei media tutto si riduce ad apprezzare l’intensità e le sensazioni della superficie delle immagini, senza poter attivare in modo consistente meccanismi di identificazione e di proiezione nei confronti di personaggi e caratteri. Baudrillard inizia con la critica polemica verso il capitalismo. Smantellate le grandi teorie che guardavano alla realtà come un sistema complesso ma ordinato e descrivibile (“Idealismo o Positivismo”), il presente diventa ora un insieme di segni. Oggi predomina una iperrealtà virtuale, fatta di segni e simulacri (“Simulacri e simulazioni”, 1981). Ad essere messo in discussione è il concetto di realtà, non di verità, come spesso era accaduto in passato. Lo sguardo di Jean BaudrillardBaudrillard che si proietta sul quotidiano è pessimistico, per non dire tragico e drammatico. La cultura produce qualcosa senza significato, e la sola branca del reale che è in grado di tenere in mano le sorti dell’uomo è l’industria, la società dei consumi.
I nuovi media hanno giocato un ruolo cruciale nella fabbricazione del significato o finto valore della realtà. Nel suo libro “Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà?” (1996), Baudrillard ha spiegato come la televisione abbia sostituito la realtà. Tutto ciò che vediamo attraverso lo schermo è una comunicazione artificiale, un reale contraffatto, che diventa la vera realtà. Consideriamo Disneyland, Las Vegas, dove tutto è incastrato in un meccanismo di funzionamento invidiabilmente impeccabile, un mondo finto che però funziona alla perfezione.  Ci rechiamo volontariamente in tali luoghi perché attratti dalla spettacolarità magnetica della ri-creazione, della meraviglia, del simulacro. Siamo assorbiti dalla manipolazione dei media, dei programmi informatici e delle psicologie commerciali. Qual è l’originale realtà per noi? Viviamo di segni e simulacri realtà virtuali o siamo in grado di coglierne la differenza con criticità? Viviamo nei non-luoghi, definiti così da Marc Augé nel libro “Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità”. Gli spazi privi di identità, relazioni e storia: autostrade, svincoli e aeroporti, mezzi di trasporto, grandi centri commerciali, outlet, campi profughi, sale d’aspetto, ascensori… ecc ecc. Spazi in cui milioni di individui si incrociano senza entrare in relazione, senza entrare in contatto, senza discutere, parlare, guardarsi, dialogare… l’esatto contrario dell’agorà di Atene, culla della democrazia. Sospinti solo dal desiderio frenetico di consumare o di accelerare viaggi e percorsi.
I nonluoghi sono prodotti della società della postmodernità, dove i luoghi della memoria sono confinati e banalizzati in posizioni limitate e circoscritte alla stregua di “curiosità” o di “oggetti interessanti”. Le differenze culturali sono massificate, in ogni centro commerciale possiamo trovare cibo cinese, italiano, messicano e magrebino. Il mondo con tutte le sue diversità è tutto racchiuso lì. I nonluoghi sono incentrati solamente sul presente, caratterizzato dalla precarietà assoluta dalla provvisorietà, dal viaggio, dal passaggio e da un individualismo solitario. Le persone transitano nei nonluoghi ma nessuno vi abita. Nel film “The Terminal” di Steven Spielberg, il protagonista, Tom Hanks, un cittadino di un immaginario Stato dell’Europa orientale, atterra a New York e dopo aver scoperto che nel suo paese è avvenuto un colpo di Stato, diviene improvvisamente un uomo senza nazionalità, e perciò impossibilitato sia a uscire nella tanto agognata New York, sia a fare Marc Augéritorno a casa, quindi resta prigioniero e si integra perfettamente nel nonluogo. I nonluoghi  sono presenti anche sulla moneta Euro, con l’effigie di edifici e monumenti privi di identità e di storia, a differenza delle immagini presenti sulla Lira di Caravaggio, Verdi, Montessori, Galileo, Marconi, Colombo…
Gli utenti si accontentano della sicurezza di poter trovare in qualsiasi angolo del globo la propria catena di ristoranti preferita o la medesima disposizione degli spazi all’interno di un aeroporto. Da qui un paradosso: il viaggiatore di passaggio smarrito in un paese sconosciuto si ritrova solamente nell’anonimato delle autostrade, delle stazioni di servizio e degli altri nonluoghi (“Villaggio globale”, Marshall McLuhan). Il rapporto fra i nonluoghi e i suoi abitanti avviene solitamente tramite simboli, parole o voci preregistrate. L’esempio lampante sono i cartelli affissi negli aeroporti vietato fumare oppure non superare la linea bianca davanti agli sportelli. L’individuo nel nonluogo perde tutte le sue caratteristiche di cittadino e i suoi ruoli personali per continuare a esistere solo ed esclusivamente come cliente o utente. Non vi è un riconoscimento delle classi sociali, come siamo abituati a pensare nel luogo antropologico. Si è socializzati, identificati e localizzati solo in occasione dell’entrata o dell’uscita dal nonluogo; per il resto del tempo si è soli e simili a tutti gli altri utenti/ passeggeri/ clienti/ consumatori che si ritrovano a recitare una parte che implica il rispetto delle regole.
La società che si vuole democratica non pone limiti all’accesso ai nonluoghi. Farsi identificare come consumatori solvibili, attendere il proprio turno, seguire le istruzioni, fruire del prodotto e pagare. Anche il concetto di “viaggio” è stato pesantemente attaccato dalla surmodernità: i grandi “nonluoghi” posseggono ormai la medesima attrattività turistica di alcuni monumenti storici. Il più grande centro commerciale degli Stati Uniti d’America, il “Mall of America”, richiama oltre 40 milioni di visitatori ogni anno. Scrive il critico Michael Crosbie nella rivista “Progressive Architecture”: «Si va al Mall of America con la stessa religiosa devozione con cui i Cattolici vanno in Vaticano, i Musulmani alla Mecca, i giocatori d’azzardo a Las Vegas, i bambini a Disneyland». Anche i centri storici delle città europee si stanno sempre di più omologando, con i medesimi negozi e ristoranti, il medesimo modo di vivere delle persone e addirittura gli stessi artisti di strada. L’identità Tom Hanks nel film "The Terminal"storica delle città è stata ridotta a stereotipo di richiamo turistico. Nell’Europa che tenta di fermare l’ingresso dei migranti, si crea un’ambivalenza dei nonluoghi: quelli dell’abbondanza, e quelli della miseria, come campi profughi, centri di detenzione dei migranti et similia. In essi però l’identità è pericolosa per chi ci si trova, poiché espone al rischio di espulsione o incarcerazione.
Zigmunt Bauman è stato forse il pensatore, che ha meglio interpretato il disorientamento contemporaneo. Molti saggi di grande successo, a partire da “Dentro la globalizzazione” del 1998, o “Modernità liquida” del 2000, lo hanno decretato il guru del pensiero della postmodernità. La modernità liquida, concetto fra i più noti del sociologo, ci dice che con la fine delle grandi narrazioni del secolo scorso sono finite anche le certezze del passato in ogni ambito, dal welfare al lavoro fisso, dalla sanità pubblica alle pensioni, la postmodernità le ha smontate tutte, dissacrandole e mescolandole a pulsioni nichilistiche. L’unica comunità dell’individuo è diventata il consumo, la sua unità di misura l’individualismo antagonista ed edonista in cui nuotiamo tutti noi senza più una missione comune (“Amore liquido”, 2003 o “Vita liquida”, 2005). La fase che viviamo è propizia alla nascita dei populismi, che nascono dall’indignazione. Dagli Indignados ad Occupy Wall Street fino ai movimenti populisti europei, l’ordine costituito viene fortemente contestato, con istanze naturalmente diverse ma sempre antisistema. La modernità poggiava sull’etica del lavoro, perché il capitalismo produttivo aveva bisogno di quadri dirigenziali, che facessero funzionare le industrie, fonte del proprio profitto, quindi c’era necessità di welfare, scuola pubblica, benessere per la collettività destinata a gestire le fabbriche.
Al contrario, la postmodernità esalta l’estetica del consumo, che trasforma il mondo in un “immenso campo di sensazioni sempre più intense”. Un mondo  spesso investito dalla pubblicità o dal venditore di turno. L’esasperazione della soggettività, trova anche  incredibili attuazioni tecnologiche come la realtà virtuale (“La solitudine del cittadino globale”, 1999). Bauman in particolare nel libro “Sesto potere. La sorveglianza nella modernità liquida” del 2014, parla di un approccio del tutto diverso rispetto alle strutture di potere. Jeremy Bentham e Michel Foucault avevano parlato di Panopticon, inteso come carcere centralizzato che controlla migliaia di detenuti, e in cui bastano pochi agenti di sicurezza per la custodia, metafora evidente del potere centralizzato della modernità e del suo controllo sulla società  moderna. Bauman invece parla di un modello di società in cui le forme di controllo assumono le fattezze dell’intrattenimento e dunque del consumo, in cui sotto l’attenzione delle organizzazioni transnazionali finiscono i dati e  le persone, o meglio le loro emanazioni digitali, i cui rischi più elevati sono la Zygmunt Baumanprivacy, la libertà di azione e di scelta. La novità postmoderna è che questo spazio del controllo ha perso i muri, e a dire il vero non occorrono neanche più i sorveglianti, visto che le “vittime” contribuiscono a collaborare al loro stesso controllo. Sono impegnati nell’autopromozione e non hanno gli strumenti per individuare l’aspetto oscuro nascosto sotto a quello seduttivo.
La globalizzazione è dunque un processo intimamente legato alle forze di mercato che ha ripercussioni su molti altri settori della vita, in pratica è una nuova forma d’imperialismo finanziario, impadronirsi dell’economia degli Stati, della loro moneta e della loro sovranità. Le forze economiche, infatti, hanno trasceso la dimensione nazionale, hanno perso ogni legame col territorio, dettano legge e non si prefigurano più come sistema produttivo dell’uomo per l’uomo, ma come sistema auto-referenziale, fine a se stesso. Le corporation trasnazionali muovono in uno spazio extraterritoriale, volano sopra i confini dello Stato nazionale, fino ad oggi strumento di rappresentazione delle identità sociali, eludendo ogni sorta di controllo politico e collettivo, ignorando le differenze economiche, politiche, culturali, etniche e religiose delle singole nazioni. Il potere della globalizzazione economica è ormai senza volto e senza luogo, introduce la flessibilità come dogma e preannuncia l’incertezza delle esistenze, vissute nell’affannosa rincorsa per rimanere nella società dei consumi. Il potere ci tiene in scacco lasciandoci soli, levandoci qualsiasi capacità di autodeterminazione e programmazione futura.
Nascere in Italia 40 anni fa significava avere buone probabilità di vivere la propria vita in quegli stessi luoghi, avere la speranza di trovare un lavoro vicino a casa, di conoscere i propri concittadini, la possibilità di fare previsioni verosimili sul proprio futuro. Oggi, si nasce in luoghi che mediamente vengono lasciati nella prima adolescenza, i giovani seguono opportunità di lavoro fugaci, sempre più volatili ed evanescenti, i lavoratori vengono assunti in aziende che da un momento all’altro potrebbero delocalizzare. Le spinte all’individualismo e alla competizione determinano questo stile di vita veloce che porta con sé nuova alienazione: quella dell’uomo e dei suoi rapporti. Per il cittadino globale la leggerezza e la velocità di Precarietàspostamento sono caratteristiche fondamentali, meno vincoli si hanno e più si è pronti alla sopravvivenza nella selva-mondo virtuale, senza barriere né confini. Anche le relazioni umane, dice Bauman, si adeguano e si plasmano sulla base di un consumo ipertrofico, sono sempre più numerose ma sempre più brevi e superficiali. E così, la nostra situazione affonda in un mare di indifferenza, che è l’unica arma di difesa valida a breve termine nei confronti dell’incertezza di ogni giorno.
Nella postmodernità è nata una nuova immagine di società, come spazio che racchiude una molteplicità di individui senza più alcuna cornice comune, sempre più uguali nei loro destini ma sempre più divisi e soli nelle proprie vite. Aumenta poi costantemente il divario tra la condizione dei poveri e quello dei ricchi. Il populismo, in modo particolare il M5S, per quanto riguarda la situazione italiana, è quindi la reazione culturale e politicarispetto alle condizioni sociali drasticamente mutate nel tempo della postmodernità, dopo il golpe messo in atto dalla nuova classe sociale dominante, quell’aristocrazia finanziaria che mira a distruggere i diritti del lavoro, a proletarizzare la middle class, a desovranizzare gli Stati, ad americanizzare l’Europa. Data la potenza propagandistica dei media, riuscirà veramente a vincere le prossime elezioni politiche e a prendere il potere? Oppure sarà costretto inevitabilmente ad abbandonare istanze essenziali delle proprie battaglie, soggiogato dalla potenza della restaurazione liberista?
(Rosanna Spadini, “Populismi e postmodernità”, da “Come Don Chisciotte” del 28 settembre 2017).

fonte: http://www.libreidee.org/